BOTTA E RISPOSTA. Fundoni: “Ecco come curiamo la Sanità sarda”

La presidente della Commissione Sanità fa il punto sulla “terapia” del campo largo
Carla Fundoni, presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale

Carla Fundoni, nata a Sassari, medico specializzato in Malattie Infettive e in Radioterapia, ha conseguito un master di II livello in “Management dei servizi sanitari e direzione di strutture complesse” presso l’Università Telematica San Raffaele di Roma. Dal 2024 guida la Commissione Sanità del Consiglio regionale e dalle sue parole emerge la consapevolezza di svolgere un compito gravoso, che tocca il cuore delle preoccupazioni dei sardi. Fundoni parla apertamente delle azioni intraprese e degli obiettivi da conseguire, a partire dall’iniziativa più recente: una proposta di legge condivisa con i colleghi del Partito Democratico.

Quali benefici dalla vostra proposta di legge?

Vogliamo introdurre una disciplina organica in materia di trasporto sanitario nell’ambito dell’emergenza-urgenza che dia piena attuazione al Codice del Terzo settore. L’assenza di questa normativa ha determinato nel tempo una situazione di deregolamentazione, consentendo lo svolgimento di queste attività senza criteri uniformi in materia di qualità del servizio, idoneità delle dotazioni strumentali, professionalità e formazione del personale impiegato. Questa condizione incide negativamente sulla qualità complessiva delle prestazioni, sulla sicurezza e sulla tutela della persona assistita, che costituisce il fulcro del trasporto sanitario. La nostra intenzione è colmare un divario che, favorendo l’ingresso di soggetti privi dei requisiti tecnici, organizzativi e professionali, svilisce l’impegno e la professionalità di volontari e operatori del Terzo settore.

Come sta la Sanità in Sardegna?

È in difficoltà. Lo dicono i numeri, nonostante la professionalità e l’abnegazione dei medici e degli operatori che ogni giorno sono impegnati nel sistema sanitario e nei servizi alla persona.

Quanti goal ha fatto l’assessore Bartolazzi?

Partendo da uno scenario difficile, ha ottenuto risultati importanti, come l’accordo integrativo regionale per i medici di medicina generale, il rinnovo – dopo 16 anni – dell’accordo integrativo per i pediatri di libera scelta, i provvedimenti per innovare il CUP e ridurre i tempi di attesa. Abbiamo investito numerose risorse nel sistema sanitario, che soffre da troppo tempo difficoltà divenute evidenti durante la pandemia. È un sistema fragile da sempre e ci vuole tempo per rilanciarlo in maniera organica. Come quello nazionale, necessita di finanziamenti e riforme per garantire cure eque ai cittadini.

La riforma sta iniziando a dare frutti?

Come ogni riforma, quella approvata richiede tempi tecnici per essere attuata e produrre effetti percepibili. Ora, però, tutti gli attori operanti in ambito sanitario parlano la stessa lingua, con una linea uniforme che, attraverso collegialità, condivisione e atti aziendali orientati a scelte di lungo periodo – non solo di Legislatura – individui la strada da percorrere per i prossimi dieci anni. Servono scelte importanti a tutto campo: dalla natalità alla longevità, dalla prevenzione alla formazione dei medici, che devono essere messi nella condizione di restare in Sardegna. Servono scelte ambiziose, come la creazione di un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico che sia polo attrattivo e risponda alle specificità della nostra regione. Il nuovo modello deve ispirarsi ai cardini che hanno fondato il Servizio sanitario nazionale.

Il diritto alla salute nella legge Finanziaria?

Il Partito Democratico sta avanzando una serie di proposte dedicate ad anziani, caregiver, problematiche specialistiche ed emergenza-urgenza. Vogliamo dedicare la giusta attenzione anche al ruolo delle farmacie dei servizi che, in molte realtà disagiate, rappresentano l’unico presidio e possono diventare uno degli elementi di un’attività multiprofessionale che si prenda cura del paziente in base alle sue peculiarità.

Nel frattempo mancano i soldi per la fisioterapia

Come ho preannunciato in Commissione trovando anche il consenso della minoranza, occorre un ragionamento sulle risorse e sulla programmazione, ovvero sulle modalità di impiego dei fondi. È necessario che il budget non si esaurisca prima dell’effettivo utilizzo delle risorse.

Parliamo di liste d'attesa: quali sono i fatti?

Il Responsabile unico regionale dell’Assistenza sanitaria, Luigi Minerba, ha illustrato l’investimento che abbiamo compiuto per riformare il CUP, che non gestiva le disdette e non permetteva di rimodulare gli appuntamenti evitando posti vacanti. Ci sono poi differenze in base alle patologie: penso all’impegno per i pazienti oncologici, con voci dedicate affinché non rientrino in un unico calderone, o alle numerose persone con talassemia. Sono necessari i tempi tecnici per realizzare le decisioni politiche, ma i risultati arriveranno.

Tre obiettivi da ottenere durante il mandato.

L’ambizione è quella di modificare la percezione che il cittadino ha del nostro sistema sanitario, a partire dalle liste d’attesa: il lavoro avviato ci permetterà di dare risposte concrete ai sardi. Vorremmo portare a compimento le risposte ai medici di medicina generale con un’attività di programmazione già finanziata con l’ultima variazione di bilancio. Il terzo obiettivo è l’organizzazione delle strutture sanitarie con i nuovi atti aziendali, che tradurranno in concreto la volontà di ricostruire il modello sanitario isolano.

Cambio o conferma alla guida della commissione?

Io resto a disposizione e il mio impegno per il diritto alla salute proseguirà finché avrò l’opportunità, a prescindere dai ruoli. È un compito che porto avanti con responsabilità, come medico oltre che come persona impegnata in politica. (red)

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