Dazi USA, il piano per difendere il pecorino

Governo, Regione e filiera uniti contro la crisi
Lollobrigida, Todde e Maoddi

Una strategia comune per proteggere il pecorino romano DOP dagli effetti dei dazi statunitensi. È quanto emerso dall’incontro svoltosi al Ministero dell’Agricoltura tra il ministro Francesco Lollobrigida, la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, l’assessore Gian Franco Satta e il presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano, Gianni Maoddi. I dazi del 15% imposti dagli Stati Uniti – mercato che assorbe da solo il 40% della produzione, contro il 30% assorbito dal mercato nazionale – stanno già facendo sentire i loro effetti. E le ricadute, come spiega Maoddi, non riguardano solo l’export: “La flessione delle vendite negli USA fa aumentare l’offerta sugli altri mercati e questo spinge i prezzi verso il basso. Il valore del pecorino cala settimana dopo settimana, riducendo anche quello del latte. Per questo abbiamo condiviso una serie di azioni finalizzate ad evitare che queste eccedenze travolgano il mercato interno.”

Le misure: come si cerca di proteggere il mercato

Per evitare che il rallentamento in America si trasformi in uno tsunami per tutta la filiera, Governo e Regione stanno lavorando a un pacchetto di misure che punta a stabilizzare i prezzi e a dare respiro alle aziende in maggiore difficoltà. Il primo strumento su cui si punta è il bando indigenti. Si tratta di fondi nazionali che consentono di ritirare temporaneamente dal mercato parte del pecorino in eccesso, distribuendolo poi attraverso enti caritatevoli. Un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà, ma anche un modo per impedire che grandi quantità di prodotto finiscano tutte insieme sul mercato, facendo crollare ulteriormente i prezzi. La Regione Sardegna è pronta a fare la sua parte con un sostegno aggiuntivo. Considerando la crisi “strategica”, la Giunta sta valutando di integrare i fondi nazionali con risorse proprie, in particolare attraverso il fondo di rotazione della SFIRS. L’obiettivo è chiaro: dare alle aziende – soprattutto quelle più esposte e indebitate – la possibilità di gestire il magazzino con maggiore tranquillità, senza essere costrette a vendere sottocosto per recuperare liquidità. I finanziamenti verrebbero poi restituiti nel tempo, permettendo intanto alle imprese di coprire le scadenze bancarie. A queste misure si affianca un’ulteriore direttrice di lavoro: la stabilità creditizia. In altre parole, la filosofia è assorbire il surplus senza mandare in tilt il mercato e proteggere il valore di un prodotto simbolo dell’identità sarda.

Coldiretti: finalmente si ragiona insieme

Soddisfazione arriva dal direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba, che sottolinea soprattutto la novità politica dell’intesa: “Siamo riusciti ad anticipare un problema grazie a un’azione congiunta tra Governo e Regione, al di là dei diversi colori politici. Le misure che permettono di ritirare il prodotto in eccesso sono fondamentali per evitare la discesa dei prezzi e per difendere la dignità del pecorino. Il confronto può estendersi al sistema per portare a definire un intervento dell’ABI che garantisca anticipi sul latte più equi e adeguati all’andamento del mercato. Una leva essenziale per evitare che la tensione sui prezzi si trasformi in emergenza finanziaria per i caseifici e per gli allevatori. Saba ricorda anche la fragilità strutturale del comparto: “Il settore, nonostante il giro d’affari, resta sottocapitalizzato. È più esposto ai colpi di panico. Serve calma, e questa collaborazione va nella direzione giusta”.

Nuovo incontro la prossima settimana

Il confronto proseguirà già la prossima settimana, sempre al Ministero dell’Agricoltura, per definire i dettagli operativi del piano. È probabile che la Regione si presenti con il nuovo assessore all’Agricoltura, dopo la revisione della Giunta annunciata dalla presidente Todde. L’obiettivo resta condiviso: difendere il pecorino romano e tutelare tutta la filiera, dagli allevatori ai trasformatori, in una fase in cui le tensioni sui mercati internazionali rischiano di mettere in difficoltà uno dei prodotti simbolo della Sardegna.

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