Concorso ASPAL, l’assessora: “Nessun nepotismo. Ecco le prove”

Desiré Manca pubblica la graduatoria, ma è anonima
L’assessora Desirè Manca (Movimento 5 stelle)

Rientrata dalla missione in Argentina, dove ha incontrato le comunità di emigrati sardi, l’assessora al Lavoro Desiré Manca è tornata anche sulle sue pagine social per rispondere alle critiche dei giorni scorsi. La testata Casteddu Online aveva riportato i dubbi sollevati dall’avvocato Marco Atzori sui requisiti di partecipazione a un concorso ASPAL per la categoria B.
Il legale aveva richiamato l’attenzione sull’articolo 3 del bando, che consentiva di concorrere come “interni” anche a dipendenti che avessero prestato servizio all’interno dell’agenzia per un periodo molto breve. Tra questi, secondo Atzori, rientrerebbe anche un parente dell’assessora, Alex Capitelli, che avrebbe lavorato nella sede di Castelsardo per appena una settimana, dal 10 al 17 giugno 2025.

La replica

L’assessora ha replicato oggi sui suoi profili social. Manca rivendica innanzitutto il diritto alla partecipazione, valido per tutti i cittadini: “Non esiste una norma che impedisca a chiunque abbia i requisiti di partecipare a un concorso pubblico. Questo vale anche per parenti o amici, che non devono vedere limitata la loro libertà né rinunciare ai propri diritti o alle loro aspirazioni a causa di affetti o vicinanze.”
Poi risponde direttamente all’accusa di nepotismo: “Niente di più lontano dalla realtà. Ho sempre combattuto — e sempre combatterò — il vecchio sistema politico, e la graduatoria del concorso ASPAL pubblicata ne è la prova”. Manca indica anche il link alla graduatoria del concorso contestato. Tuttavia il documento è in forma anonima, e dunque non permette di verificare se il signor Capitelli sia stato effettivamente ammesso o meno. In questo senso, pur riconoscendo la possibile buona fede dell’assessora, il giudizio resta necessariamente una questione di fiducia, dal momento che l’atto non fornisce elementi per dirimere il dubbio principale.

Interrogativi senza risposta

Infine l’assessora invita a un “esame di coscienza”, chiedendo di non confondere il suo operato con comportamenti “poco trasparenti” che lei sostiene di aver sempre combattuto. Anche in questo caso, però, il riferimento rimane generico e non attribuito a nessuno in particolare — ed è ragionevole supporre che non si tratti dell’avvocato Atzori. In conclusione, gli interrogativi sollevati restano aperti. Non resta che attendere eventuali chiarimenti ufficiali o, più probabilmente, un nuovo post dell’assessora.

prova
Condividi

Articoli correlati