
Non si placa la polemica sulla concessione dell’aula magna del palazzo di Giustizia di Cagliari ai rappresentanti della sezione territoriale dell’associazione nazionale magistrati per una riunione del comitato del “No” al referendum costituzionale sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. L’Unione Regionale delle Curie della Sardegna interviene con un comunicato ufficiale per esprimere “piena condivisione” delle critiche sollevate dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cagliari riguardo a un recente episodio che ha suscitato forte indignazione nel mondo forense sardo. Al centro della contestazione vi è, secondo gli Avvocati, l’“assoluta inopportunità” di utilizzare un’aula di giustizia — spazio istituzionale e simbolico per eccellenza — come luogo per un’attività definita “con finalità esplicitamente politico-elettorali”, legata al dibattito pubblico sul referendum per la riforma costituzionale della giustizia approvata dal Parlamento.
Nel comunicato, l’Unione sottolinea come gli avvocati sardi condividano “integralmente il disappunto” espresso dagli avvocati cagliaritani. L’accusa è chiara: l’iniziativa avrebbe generato una indebita sovrapposizione tra un’opzione politica — per quanto legittima — e i luoghi che, per loro natura, devono rappresentare imparzialità e neutralità. Questa commistione, si legge, rischia di danneggiare l’immagine della giustizia “che deve rappresentare per tutti i cittadini un punto fermo e super partes.”
Il documento esprime poi “ferma stigmatizzazione” per un presunto attacco definito “offensivo e irrispettoso” rivolto alle istituzioni forensi cagliaritane e, di conseguenza, a tutti gli avvocati dell’isola. L’Unione denuncia anche l’utilizzo di “definizioni sarcastiche e toni faziosi”, arrivati a evocare persino “classificazioni fasciste” nei confronti di colleghi che avevano semplicemente espresso una propria opinione in modo “consono e pacato.” Una deriva dialettica che, secondo l’Unione, oltre a essere infondata, rischia di abbassare il livello del confronto pubblico.
Nel finale, il presidente dell’Unione Regionale, avvocato Carlo Selis, richiama il fondamentale ruolo sociale dell’avvocatura e auspica che gli avvocati non si sottraggano al dibattito, ma che questo possa svolgersi “nel rispetto delle reciproche posizioni e delle istituzioni tutte”. Una presa di posizione netta, che conferma il forte malcontento della categoria e il timore che l’uso improprio di luoghi simbolici della giustizia possa alimentare tensioni politiche dannose per l’immagine dell’intero sistema giudiziario. (red)


