
Sarà una persona legata al senatore dem Marco Meloni l’unico, quanto inutile, sfidante di Graziano Milia alle elezioni amministrative di Quartu Sant’Elena. La terza città della Sardegna, governata saldamente dal professore ex PCI ma da un pezzo senza partito, si prepara a un rito che in realtà è già scritto. Partiamo dal centrodestra, che non ha costruito ma sta ancora spalando le macerie lasciate dalla candidatura di Stevelli, figura secondaria del PS d’Az, che non è stato capace di costruire un’opposizione a Graziano Milia. Un centrodestra così povero da non riunirsi, non comporre tavoli e non avere il coraggio di presentarsi alla gente, se si esclude la riunione inconcludente di Forza Italia con le civiche di venerdì scorso. L’unico nome in campo, per la coalizione che pure governa l’Italia, nella terza città della Sardegna è quello di Lucio Torru, figura stagionata e di nessuna speranza. Il candidato sindaco del centrodestra andrà al ballottaggio per una questione numerica (è impensabile che Milia vinca al primo turno) e al secondo turno soccomberà a causa dell’accordo tra Milia e l’uomo (donna?) di Meloni, che in questa operazione ha coinvolto la consigliera regionale Camilla Soru.
Dunque, Milia si prepara all’ennesima incoronazione. Nella riunione di due settimane fa all’hotel Califfo il sindaco ha inaugurato appunto il suo califfato alla presenza delle massime figure del centro-sinistra sardo. Il professore espressione di Antonello Cabras non vuole simboli di partito per le sue liste e propone un progetto pragmatico: la conclusione dei lavori avviati e non finiti. In uno scenario del genere in cui tutti lo danno per vincitore il candidato sindaco di Meloni faticherà a fornire una buona ragione per essere votato. Al massimo, se farà una bella figura, potrà ambire alla poltrona di vicesindaco, se Graziano glielo permetterà. Ma c’è anche una notizia brutta: ancora una volta Milia dovrà rinunciare alla presidenza della Regione. Nel caso di dimissioni anticipate della Todde o di decisioni nefaste per la Legislatura sul pasticcio del rendiconto elettorale, le elezioni in Regione saranno troppo vicine a quelle quartesi per consentire a Milia, appena rieletto, di dimettersi. Peccato perchè questa poteva essere davvero la sua occasione, sopratutto se Todde, al di là di quanto racconta agli alleati, sta valutando di mettere la “X” sul primo collegio libero alla Camera o al Senato.