
Cosa si nasconde davvero dietro l’abbordaggio della petroliera Bella 1 da parte della Guardia Costiera degli Stati Uniti? Secondo Washington si tratterebbe di far rispettare sanzioni contro il traffico illecito di petrolio e materie prime legate al Venezuela. Ma perché la maggiore potenza navale mondiale ha inseguìto per settimane una nave apparentemente vuota nell’Oceano Atlantico prima di fermarla? Il caso solleva più di un dubbio, perché non si tratta semplicemente di una normale operazione sul traffico di petrolio. Primo elemento di incertezza: la Bella 1 — la chiamiamo con il nome originale non “Marinerà” come è stata ribattezzata durante la fuga— aveva lasciato l’Iran per dirigersi verso il Venezuela. Questo movimento non è casuale: i due Paesi sono legati da complesse relazioni politiche, militari ed economiche e sono al centro delle tensioni strategiche globali dovute alle sanzioni statunitensi contro Caracas. Secondo elemento: la sequenza temporale richiama altri episodi recenti di interventi Usa nel contesto marittimo globale. A metà dicembre gli Stati Uniti avevano intercettato e sequestrato una nave cinese diretta in Iran, sostenendo che il suo carico fosse di tipo “dual-use”, ovvero con possibili impieghi anche in ambito militare. Terzo elemento, geograficamente più vicino a noi: nel Mediterraneo orientale, nel dicembre del 2024, una grande nave cargo russa, l’Ursa Major, — ufficialmente carica di container vuoti — è affondata davanti alle coste spagnole. In seguito si è scoperto che trasportava due reattori nucleari destinati alla Corea del Nord, rendendo l’episodio ancor più emblematico delle tensioni legate al trasporto marittimo di merci sensibili. (Questo episodio, pur non direttamente collegato alla Bella 1, fa parte di un quadro di crescente complessità e sospetto nelle rotte commerciali internazionali).
Questi elementi suggeriscono che il perseguimento della Bella 1 possa avere motivazioni più ampie e stratificate rispetto alla semplice lotta alle esportazioni di petrolio. Dall’azione russa in risposta al sequestro alla crescente attenzione Usa per le rotte di «shadow fleet» — flotte ombra di petroliere che cercano di aggirare le sanzioni — la situazione appare ben più complessa di quanto inizialmente comunicato dai portavoce di Washington. In definitiva, l’episodio non riguarda solo una petroliera sospetta, ma si inserisce in un contesto di scontro geopolitico globale su sanzioni, controllo delle risorse energetiche e dominio delle rotte marittime internazionali. (m.m.)


