
Saif Gheddafi, secondogenito di Muammar Gheddafi, è stato ucciso il 3 febbraio nel cortile di casa sua, un centinaio di chilometri a sud di Tripoli, apparentemente in uno scontro tra bande tribali. La guerra civile in atto in Libia dal 2011, successivamente all’intervento della NATO, non consente di avere certezze. In seguito all’uccisione del padre, Saif aveva tentato, senza molto successo, di ritagliarsi un ruolo politico. Pur non avendo un grande spessore politico, era comunque un simbolo e la sua uccisione potrebbe significare uno spostamento negli equilibri tra la Tripolitania e la Cirenaica. La prima è sostenuta dalla Turchia, la seconda da Egitto e soprattutto dalla Russia. E’ quindi a Turchia e Russia che conviene guardare per capire cosa accade oggi in Libia.
Entrambi gli stati hanno forti interessi in Africa, militari, economici, di accaparramento delle risorse naturali. La Libia rappresenta la porta per raggiungere l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano, evitando il transito a Gibilterra. L’espansione turca si sovrappone inevitabilmente agli interessi russi, entrando perciò in conflitto con essi.
Ma l’estate scorsa il figlio del Generale Haftar, Saddam, è stato ricevuto da Erdogan, segno che la Turchia potrebbe essere interessata a degli accordi per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio presenti in Cirenaica e per i quali è probabilmente disposta a riconoscere in qualche modo l’autorità del Generale Haftar.
Questo ovviamente a scapito dell’Italia, non solo per i flussi dei profughi, ma soprattutto perché il consolidarsi in Libia della presenza militare russa e turca, rappresenterebbe una minaccia agli interessi italiani nel Mediterraneo.
Il continuo ponte aereo tra la Libia da una parte e la Turchia e la Russia dall’altra e il continuo transitare dei convogli russi nel Mediterraneo, ci riguardano da vicino e dovrebbero farci interessare maggiormente a quello che accade di fronte alle nostre coste. (m.m.)