Sociale e ambiente, i ventun anni di Domus de Luna

Bressanello: “Il futuro? Unire inserimento lavorativo, terra e attenzione alla persona”
Ugo Bressanello con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

“Un tempo era l’età in cui si diventava maggiorenni”. Con queste parole il fondatore di Domus de Luna, Ugo Bressanello, celebra i ventun’anni della realtà sociale nata a Cagliari e diventata nel tempo una realtà nazionale per accoglienza, inclusione e inserimento lavorativo. “Abbiamo iniziato negli anni in cui si chiudevano orfanotrofi e istituti”, ricorda, “offrendo un riferimento a circa trentamila minori senza una famiglia, sempre in collaborazione con il tribunale per i minorenni e i servizi sociali.” La fondazione ha maturato un’esperienza consolidata nel mondo dell’impresa sociale. Tra i progetti simbolo c’è la “Locanda dei Buoni e dei Cattivi”, considerata un modello di inclusione lavorativa. Come si legge nel sito ufficiale, offre “un’opportunità di riscatto a giovani fuori famiglia, ragazzi del circuito penale, minori stranieri non accompagnati e persone con disabilità”: oltre 270 persone in condizioni di svantaggio hanno trovato un percorso professionale e personale. Negli anni l’impegno si è esteso anche alla tutela ambientale. Dalla “Fattoria Molto Sociale”, cooperativa agricola che unisce rinascita ambientale e inclusione attraverso la valorizzazione di terreni nel comune di Uta, fino all’oasi naturalistica Il Cervo e la Luna nella riserva di Monte Arcosu, realizzata insieme al WWF. Qui persone fragili lavorano accanto ai giovani in progetti legati alla terra, all’accoglienza rurale e alla salvaguardia della natura.

Aiuto e dignità

Accanto ai risultati, restano però le preoccupazioni. Sono circa diecimila le persone assistite nei centri di Pirri e Quartu e attraverso il progetto “Ti abbraccio”, con la distribuzione di beni di prima necessità. “Pensavamo che dopo il Covid il fenomeno si ridimensionasse”, spiega Bressanello. “Invece è in crescita. Forse è stato sottostimato. I privati possono fare fino a un certo punto: serve un maggiore impegno dei soggetti pubblici. Noi vorremmo che Domus de Luna non esistesse, perché significherebbe che non c’è bisogno di noi. Da ventun’anni operiamo mettendo al centro la dignità della persona, tanto che spesso è difficile distinguere chi aiuta e chi viene aiutato.” Lo sguardo è già rivolto al futuro: “Vogliamo rafforzare l’incontro tra assistenza, inserimento lavorativo e rapporto con la terra. L’esperienza di Monte Arcosu e quella della Fattoria Molto Sociale dimostrano che la strada giusta è unire ambiente, ritorno alla terra e attenzione alla persona.”

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