L’INTERVISTA. Paolo Truzzu: “SS 554 da cambiare subito. Ora arriva in Consiglio un progetto condiviso col territorio”
Qual è il tracciato ipotizzato per la nuova linea ferroviaria tra Quartu e l’aeroporto?
Il progetto prevede un collegamento ferroviario leggero da Quartu a Elmas, con capolinea all’aeroporto e possibilità di proseguire verso piazza Matteotti. Parliamo di 15 minuti di percorrenza complessiva. L’idea è togliere almeno 40.000 auto al giorno dalla 554. Ferrovie dello Stato e RFI hanno fondi disponibili, ma servono progetti: su questo c’è una grande occasione per la Sardegna, che finora è rimasta esclusa da investimenti ferroviari di questo tipo.
Perché questo progetto è rimasto bloccato per anni nonostante i fondi già stanziati?
Il blocco è nato da uno scontro tra ANAS e i Comuni. ANAS proponeva una riqualificazione funzionale ma extraurbana, mentre le amministrazioni locali chiedevano una trasformazione vera, con caratteristiche da viale urbano. Durante la scorsa legislatura tutto è rimasto fermo. Eppure i soldi erano già disponibili. Mancava una mediazione e una direzione politica chiara.
Quali sono le differenze tra i due tratti della SS 554 previsti dalla mozione?
Il primo tratto, da Quartu fino al Policlinico, attraversa zone completamente urbanizzate. Quello va trasformato in strada urbana e gestito dai Comuni o dalla Città Metropolitana. Il secondo tratto, dall’ospedale all’intersezione con la SS 130 e la SS 195, è diverso: non ci sono insediamenti urbani diretti e può restare una strada extraurbana a gestione ANAS. La distinzione è netta e logica.
Perché questo progetto ha raccolto un sostegno così largo in Consiglio regionale?
Perché tocca un problema concreto, visibile e urgente. La 554 è una ferita aperta per decine di migliaia di persone. E non è un progetto ideologico: è una richiesta dei territori, sostenuta da sindaci di ogni colore politico. La mozione è stata firmata da esponenti della maggioranza e dell’opposizione. Nessuno si è tirato indietro.
Qual è il ruolo dei Comuni e come hanno contribuito alla definizione della proposta?
I sindaci sono stati coinvolti fin dall’inizio. Tutti — da Quartu a Quartucciu, da Selargius a Monserrato — hanno condiviso la linea. È una proposta nata anche dal lavoro fatto nei territori. Sono state raccolte esigenze concrete, e la bozza della mozione è stata scritta tenendo conto delle osservazioni arrivate da loro. La coesione è reale.
Cosa serve concretamente adesso per passare dalle intenzioni ai cantieri?
Serve una spinta anche tecnica. La struttura commissariale della Regione deve diventare operativa, altrimenti il progetto resta fermo. Una parte delle risorse è già disponibile a livello nazionale. Non servono cifre enormi, ma serve una direzione chiara. Al momento sembra che ci sia una direzione politica compatta, e questo è importante.