DICE MONTALBANO. Il megalitismo fu la prima civiltà europea?

Dolmen

Il megalitismo è un fenomeno globale, non confinato alle coste atlantiche dal Portogallo al Mare del Nord, al Mediterraneo e ad alcuni avamposti mediorientali. Dolmen, menhir, circoli di pietre, corridoi, altari e tumuli compaiono in tutto il pianeta: nelle Americhe, in Africa (ben oltre il Maghreb), in Asia, perfino in Australia e nelle isole del Pacifico.
Non mi convince la spiegazione semplicistica, di matrice “salvifica”, secondo cui l’uomo, ovunque e in ogni tempo, avrebbe ragionato nello stesso modo giungendo a soluzioni identiche ma indipendenti. Se si trattasse di case, strade o muraglioni antisismici, potrei accettare l’idea di un’evoluzione parallela. Alla fine della glaciazione Würm, infatti, i grandi crolli delle calotte glaciali (12.000, 9.500 e 6.000 a.C.) provocarono una drammatica attività tellurica: l’uso di blocchi ciclopici come protezione antisismica era una scelta naturale. Ma qui non parliamo di edilizia civile: le strutture megalitiche hanno quasi sempre una funzione sacrale, astronomica, cultuale. E la loro somiglianza è troppo stringente per ridurla a coincidenze casuali. Sarebbe come sostenere che i musulmani del Sud-Est asiatico non venerano lo stesso Maometto degli arabi, o che i popoli americani siano diventati cristiani da soli, senza un contatto col Vecchio Mondo.
Le ipotesi in campo, a mio avviso, sono due: far risalire tutto a un’antica cultura unitaria dell’Homo sapiens, oppure rivalutare la portata delle migrazioni neolitiche a lungo raggio

Possibili origini

Nel Paleolitico, una traccia emerge dalla biforcazione avvenuta in area degli Urali: da un lato i cromagnoidi e i paleo-aurignacoidi che giunsero in Europa, dall’altro i paleo-mongolici che popolarono Siberia, Estremo Oriente (si pensi ai Jomon in Giappone), Sud-Est asiatico, Pacifico, e infine l’America passando da Bering. L’uomo di Kennewick, per esempio, condivide geni con i polinesiani delle isole Chatham, discendenti dei Maori.
Nel Neolitico, il punto di irradiazione si colloca nella Mezzaluna fertile, nell’ambito delle culture prenatufiane. Tuttavia, individuare un’origine univoca è complicato: un culto o una tecnica possono diffondersi anche senza una migrazione di massa, ma tramite esplorazioni, contatti o scambi culturali. Gli stessi grattacieli asiatici, dopotutto, non sono nati in Oriente ma a Chicago, appena 150 anni fa.
Il sito più antico finora conosciuto è Göbekli Tepe, in Turchia, datato a 11500 anni fa, cui si affiancano Nevali Cori e altre strutture più antiche in corso di scavo.
Molti siti megalitici oggi si trovano sott’acqua, segno evidente che furono costruiti prima dell’innalzamento marino seguito al crollo delle grandi calotte glaciali. Atlit Yam, in Israele, risale a 9200 anni fa ed è oggi sommerso a 10 m di profondità. Circoli megalitici si trovano davanti alle coste israeliane, come pure in Armenia (Carahunge, 9600 anni fa), in Egitto (Nabta Playa, 8500 anni fa), in Bretagna (8000 anni fa) e perfino sul fondo del Canale della Manica e del Doggerland

Somiglianze architettoniche

Malta e Gozo conservano templi datati 7500 anni fa, ma a pochi km dalla costa di Sliema si trova un santuario megalitico a 8 m sotto il mare. Lo stesso vale per Linosa e Pantelleria: qui un monolite di 12 m, oggi a 40 m di profondità, risale ad almeno 9500 anni fa.
Sorprendentemente, molte aree ricche di testimonianze non compaiono quasi mai nelle carte divulgative: Norvegia, Carelia, penisola di Kola, Romania, Bulgaria, Caucaso, Europa centrale (Germania, Svizzera).
In Italia, il megalitismo è presente dalla Calabria alla Liguria, con vertici in Puglia, Sicilia, Corsica e soprattutto Sardegna, dove la civiltà prenuragica e nuragica si affianca a quella talaiotica delle Baleari. Le taulas di Minorca, del resto, ricordano da vicino i pilastri di Göbekli Tepe. Le mura ciclopiche di Orbetello e Alatri, costruite con la cosiddetta “terza maniera poligonale”, pongono un altro problema: parte delle mura oggi è sommersa, segno che la costruzione risale almeno a 7500 anni fa.

Diffusione o convergenza?

Che il culto megalitico abbia un’unica origine o sia frutto di una tradizione globale, lo dimostrano numerosi indizi. Nel Botswana, 70000 anni fa, una popolazione scolpì un grande serpente di roccia in un contesto rituale sciamanico. Le pitture rupestri europee, con le loro raffigurazioni astronomiche (come a Lascaux), mostrano analogie sorprendenti.
Forse le prime forme erano semplici: pietre naturali incise, massi grezzi, tronchi eretti come a Woodhenge e Seahenge. Con l’evoluzione degli strumenti, i monumenti divennero più complessi: levigati al millimetro con scalpelli di bronzo, segati con tecniche più raffinate, fino alle straordinarie mura poligonali di epoca preistorica.
Se davvero le mura di Orbetello risalgono al VI millennio a.C., occorre retrodatare la metallurgia europea. Ma non è detto che l’evoluzione sia stata lineare: a volte i manufatti più raffinati non precedono quelli grezzi, ma convivono con essi, oppure derivano da picchi tecnologici poi persi e recuperati.
Alcuni studiosi ipotizzano che parte delle pietre squadrate non siano naturali, ma artificiali, ottenute da malte cementizie versate in stampi. Ipotesi suggestiva, che permetterebbe di retrodatare molte strutture, ma ancora priva di prove decisive.
Quanto ai viaggi, la questione è altrettanto spinosa. Le deformazioni craniche artificiali compaiono quasi simultaneamente nel IV millennio a.C. in luoghi lontanissimi: Byblos, Tiahuanaco, l’Egitto predinastico, la Georgia caucasica.

Pietre artificiali e viaggi oceanici

Una convergenza casuale appare poco credibile: più probabile una rete di contatti a lungo raggio, forse marittimi. Resta dunque una domanda di fondo: esiste un punto d’origine del megalitismo? La Francia e le isole britanniche hanno la più alta concentrazione di monumenti, ma non per questo ne furono il centro generatore, così come Roma non è la culla del cristianesimo solo perché ospita più chiese di ogni altra città.
Göbekli Tepe, con i suoi pilastri monumentali, resta il riferimento cronologico più antico, ma non l’unico. Da Gunung Padang in Indonesia, con tracce di lavorazioni tra 13000 e 23000 anni fa, alle strutture sommerse di Yonaguni, Taiwan e Lago Michigan, ogni continente conserva memorie di pietre ciclopiche.
Forse il megalitismo non è la “prima civiltà europea”, ma piuttosto l’eredità di un’antichissima tradizione globale, nata nel Paleolitico e sopravvissuta al passaggio di glaciazioni e migrazioni. Un filo rosso che collega la Dea Madre alle stelle di Lascaux, i templi di Malta ai Moai dell’isola di Pasqua, le mura ciclopiche italiane ai blocchi di Cuzco. Un linguaggio di pietra, universale e arcaico, che ancora oggi ci sfida a decifrarne il vero significato.

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