DICE MONTALBANO. Marinai Fenici

Fenici

Per comprendere i traffici commerciali nel Mediterraneo antico è fondamentale analizzare le rotte navali. Non tutti gli studiosi, tuttavia, hanno interpretato con chiarezza le principali direzioni. La ricostruzione più realistica suggerisce un movimento circolare in senso antiorario: a nord, lungo le coste del Mediterraneo orientale e centrale verso l’Occidente; a sud, un percorso parallelo alla costa africana.
L’arte del navigare era condizionata dai venti e dalle correnti. Già in epoca fenicia si conoscevano tecniche che consentivano di affrontare il mare aperto: la vela quadra poteva essere “imbrogliata” alla base per assumere forma triangolare, mentre l’albero, inclinato in avanti o all’indietro, permetteva di sfruttare il vento anche di traverso o di bolina. In questo modo le navi potevano risalire il vento procedendo a zig zag, raggiungendo i vari approdi. I Fenici, all’avanguardia nella nautica, sapevano orientarsi anche di notte grazie alle stelle, affrontando lunghe traversate d’altura fino ad approdare in luoghi sicuri o presso popoli amici.
Le navigazioni potevano durare anni: si salpava nella buona stagione, da aprile a ottobre, e con l’arrivo dei venti invernali ci si fermava nei porti che garantivano ospitalità e un entroterra favorevole.
I traffici erano appannaggio di élite, poiché solo i ceti più ricchi disponevano dei mezzi per armare una nave. Le classi popolari, invece, contribuivano come manodopera, indispensabile per tutti i lavori che ruotavano intorno.

La prima globalizzazione

Rimane aperta la questione se tali iniziative fossero private o sotto il diretto controllo delle autorità palaziali.
Ogni nuova area, dopo un primo impulso esterno, sviluppava una cultura originale, frutto dell’incontro tra popolazioni locali e nuovi arrivati, che non appartenevano necessariamente a un’unica etnia. Non si trattò, dunque, di migrazioni di massa, né di un’omogeneizzazione imposta dall’alto: piuttosto di una diffusione capillare di idee, tecniche e merci, una sorta di “globalizzazione” ante litteram. Verso la metà del II millennio a.C. Ciprioti, Cretesi e Sardi costituivano l’asse del commercio del rame; nei secoli successivi vi si affiancarono Filistei, Tiri, Gibliti, Sidoni, Siriani, Aramei e altri.
La scarsità di strutture monumentali lungo le coste può essere spiegata dal fatto che i mercanti preferivano servirsi delle infrastrutture locali, integrandosi con gli indigeni piuttosto che erigere nuovi edifici. La situazione cambiò radicalmente a partire dalla metà del I millennio a.C., con l’ascesa di Cartagine.
Fondata da genti provenienti da Tiro e Cipro intorno al IX secolo a.C., Cartagine divenne in pochi secoli la vera capitale del Mediterraneo sud-occidentale. Alcuni studiosi ipotizzano che le antiche città della costa libanese, sconvolte dalla crisi del 1200 a.C., furono distrutte o sottomesse violentemente, e poi ripopolate da nuove genti che fecero del mare la loro principale risorsa.

La reazione di Roma

Con potenti flotte navali trasportarono merci pregiate in tutto il Mediterraneo, contribuendo in maniera significativa alla distribuzione di ricchezza lungo le coste.
La colonizzazione commerciale cartaginese toccò ogni sponda del mare, fino a fare di Cartagine la maggiore potenza marittima, contrastata soltanto da Greci ed Etruschi. Dal VI a.C. i Cartaginesi entrarono in conflitto con gli altri grandi navigatori: intorno al 530 a.C., nella battaglia di Alalia (o del Mare Sardo), la loro flotta, alleata con quella etrusca contro i Focei di Massalia, fu distrutta; ma anche Greci ed Etruschi subirono perdite gravissime, uscendo fortemente ridimensionati.
Fu proprio in quell’epoca che Roma mosse i primi passi della sua espansione: stipulò alleanze con le altre potenze italiche, organizzò il proprio sistema legislativo e costruì un esercito che, in pochi secoli, avrebbe imposto l’egemonia del senato romano su gran parte del Mediterraneo.
Ai Cartaginesi, maestri insuperabili di commercio, rimase il controllo della Spagna meridionale, della Sicilia occidentale (mentre l’orientale era in mano ai Greci) e un accordo con i Sardi, che garantiva rapporti economici vantaggiosi per entrambi.

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