E se la gestione dell’emergenza fosse essa stessa un’emergenza?

Troppe contraddizioni sulla chiusura degli uffici pubblici
L’arcobaleno su Cagliari questo pomeriggio

In queste ore assistiamo ad una perturbazione che colpisce la Sardegna in maniera non uniforme: alcuni territori sono flagellati dal maltempo mentre altri, magari limitrofi, sono quasi risparmiati. Ad aggravare la situazione sono le ordinanze dei vari sindaci, emesse anche loro in ordine sparso e rigorosamente senza riflettere sulle conseguenze. Il sindaco del capoluogo chiude gli uffici pubblici (Quali, i suoli? Gli altri sono ufficialmente aperti). I colleghi dell’hinterland no. Quindi se abiti a Cagliari e lavori in un altro comune puoi tranquillamente spostarti senza rischi né aggravare la situazione delle strade. Magari si sarebbe potuto decidere collegialmente, tanto più che l’Ente esiste già, si chiama Città metropolitana di Cagliari e la Conferenza dei Sindaci riunisce proprio tutti i Sindaci del territorio. Ma forse ci si è dimenticati che esiste e lo stesso Sindaco Metropolitano, quello che a Cagliari chiude tutto, lascia aperti proprio i suoi uffici, nel capoluogo.

Anche il Tribunale di Cagliari decide di rimanere aperto a geometria variabile, lasciando al buon cuore dei giudici decidere se l’assenza in udienza sia dovuta al maltempo o meno e lasciando invece alla intraprendenza dei singoli dipendenti la loro presenza negli uffici.
Gli Ospedali non sono da meno e comunicano che oggi e martedì effettueranno solo le visite urgenti, senza chiarire se saranno i pazienti o i medici a decidere per l’urgenza. Nel frattempo i dipendenti sono regolarmente a lavoro.

Sarebbe chiaro anche a un bambino, ma sicuramente non ai nostri politici, che se un’emergenza riguarda più territori, le decisioni vanno prese di comune accordo e dall’ente sovraordinato che ricomprenda tutti i territori interessati. Decisione che dovrebbe essere finalizzata innanzittutto all’incolumità pubblica, alla salvaguardia delle infrastrutture ma che deve valutare le ricadute organizzative, logistiche ed economiche delle scelte prese. Oggi la legge lascia questa incombenza ai sindaci, che sembrano affrontare le onde su un gheriglio di noce. (m.m.)

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