
Perché i pronto soccorso della Sardegna vanno in tilt? Quanta responsabilità è del servizio 118, quanto pesa la disinformazione e quanto incide l’assenza di una rete territoriale della Sanità? Cosa accadrà nei pronto soccorso dal prossimo giugno, quando scadranno i contratti con le coop dei medici gettonisti? E soprattutto: cosa accadrà a giugno, quando scadranno i contratti dei medici a gettone?
Di questi temi si è occupata nella seduta antimeridiana la commissione Sanità, presieduta da Carlo Fundoni (Pd), che ha chiamato a riferire i direttori dei pronto soccorso della Sardegna e i direttori generali delle aziende sanitarie. Il risultato è un quadro complesso, dove affiorano però numeri che aiutano a capire il perché della crisi e consentono di ipotizzare soluzioni operative, come la telemedicina e il convenzionamento dei medici gettonisti, al di là del loro rapporto di lavoro (ormai prossimo alla conclusione) con le coop. In commissione hanno sfilato i manager di tutte le Asl e i direttori dei pronto soccorso. E hanno composto un quadro di sanità negata e di vita complicata per gli operatori
Dall’azienda Brotzu, con un pronto soccorso che lavora più di tutti gli altri sardi, una fotografia chiara della situazione: “47200 accessi l’anno per gli adulti e 18 mila pediatrici, in arrivo da mezza Sardegna. Il 26 per cento di questi accessi diventa ricovero e genera overbooking anche negli altri reparti di medicina interna e chirurgia d’urgenza”. Per il direttore generale Maurizio Marcias “bisogna aprire al più presto gli ospedali di comunità, incrementare la telemedicina soprattutto per i pazienti cronici ed è necessario che Areus effettui uno screening più efficace dei pazienti che ci invia”. Una posizione molto simile a quella espressa da Vincenzo Serra, a capo dell’Azienda Universitaria di Cagliari. “Registriamo 32 mila accessi tra pronto soccorso generale e ginecologico, il 70 per cento sono codici bianchi o verdi che dimostrano la carenza della Medicina generale e del sistema delle guardie mediche”.
Per la rete delle ambulanze pubbliche, rappresentata da Angelo Serusi (manager Areus), “nel 2025 i pronto soccorso sardi hanno registrato 470 mila accessi di cui 133 mila attraverso il 118. Dunque, più di due cittadini su tre vanno con i mezzi propri al pronto soccorso”. Più nel dettaglio Serusi ha spiegato che “14741 accessi sono stati in emergenza e di questi oltre l’ottanta per cento è transitato per il 118 mentre nel 78 per cento dei casi di codici minori (178 mila) i pazienti si sono presentati autonomamente all’ospedale”. E ancora: spesso i codici verdi portati dal 118 in pronto soccorso nascono da codici più rilevanti che i medici del 118 hanno stabilizzato e inviato in ospedale per cautela. Per il direttore generale, comunque, “Areus può migliorare e ridurre ulteriormente gli accessi dei codici verdi anche aumentando la flotta di auto medicalizzate ma la soluzione principale resta la medicina di prossimità”.


