Cala Finanza non est Tavolara bay, migliaia pronti a manifestare. Ora nessuno vuole restare con il cerino in mano

il comune revoca la delibera, l’assessore regionale smentisce la presentazione di istanze per il resort
Cala Finanza

Sono venute meno le condizioni. Con questa motivazione il sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, ha archiviato la ormai celebre delibera n. 50, quella che modificava la destinazione dell’area di Cala Finanza aprendo alla prospettiva di uno sviluppo turistico di alto livello. Eppure, rileggendo quel documento, è difficile parlare di un atto nato per caso o imposto dall’alto. La delibera sosteneva infatti che “a partire dalla nascita del turismo in Sardegna i modelli di sviluppo che si sono avvicendati nel tratto di costa a sud di Olbia sono stati spesso incentrati sulla prevalenza di immobili residenziali (seconde case) e su una marginale presenza di strutture ricettive”. Non solo. Il Comune osservava anche che i vincoli paesaggistici, “pur condivisibili in quanto volti a tutelare tratti di costa di particolare pregio”, avevano finito per scoraggiare investimenti capaci di creare un equilibrio tra tutela ambientale e sviluppo turistico. La conclusione era ancora più netta: l’iniziativa della Tavolara Bay veniva descritta come un’occasione per coniugare “una tutela effettiva del contesto” con “una nuova forma di ricettività di altissimo livello”, in grado di garantire al tempo stesso fruizione pubblica e valorizzazione del territorio. Su queste premesse il Consiglio comunale votò la variante urbanistica all’unanimità. Altro che decisione “calata da Roma”. Se quella delibera aveva un padre, questo stava ben saldo in Sardegna. E pure in fratello, l’assessore dimesso perché legato dalla stretta parentela con l’amministratore delegato della Tavolara Bay. Poi qualcosa è cambiato. «Solo gli stupidi non cambiano idea», diceva Oscar Wilde. E l’amministrazione di Loiri Porto San Paolo l’ha cambiata completamente. La delibera è stata revocata.

E adesso?

Ma sul piano amministrativo e giuridico la partita è davvero finita? Secondo l’assessore regionale Spanedda, la revoca del Comune conta poco o nulla, perché rappresenterebbe soltanto un atto politico. Se è così, allora viene spontaneo chiedersi se il progetto sia ancora in piedi oppure no. Il rischio di nuove colate di cemento, di resort, piscine e campi da golf è stato definitivamente scongiurato oppure continua a esistere? Il problema è la ZES o il modo in cui si usa uno strumento nato per semplificare e rendere meno intricati i percorsi della burocrazia? Il paradosso è che lo stesso Spanedda, da un lato, assicura che non esiste alcuna istanza relativa a resort, campi da golf e piscine; dall’altro continua ad attribuire precise responsabilità al Governo nazionale per la procedura della ZES. Se quelle strutture non sono sul tavolo, su cosa si fonda allora lo scontro istituzionale? Domande che, finora, non hanno trovato risposte altrettanto chiare. Ed è probabilmente proprio questa incertezza ad alimentare la mobilitazione convocata per il primo luglio a Cala Finanza. Perché quando la politica cambia versione nel giro di poche settimane e le istituzioni forniscono ricostruzioni tra loro difficilmente conciliabili, il dubbio diventa inevitabile. Una cosa, però, appare già evidente: davanti a una vicenda che ha assunto una rilevanza nazionale, nessuno vuole restare con il cerino in mano. E la corsa a trasferire le responsabilità è già iniziata.

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