Legge elettorale, Urpi: “Chi ha paura delle preferenze?”

Il primo cittadino di Sanluri interviene sulla riforma della legge nazionale
Alberto Urpi

“Perché togliere ai cittadini il diritto di scegliere chi li rappresenterà?” A porre la domanda mentre a Roma prosegue il dibattito sul sistema elettorale per le elezioni Politiche, è Alberto Urpi, consigliere regionale e sindaco, fresco di riconferma alle elezioni amministrative del 2026. “Le preferenze premiano il consenso reale, il lavoro sul territorio, la credibilità costruita nel tempo. Richiedono presenza, ascolto e responsabilità”, prosegue Urpi secondo il quale invece quando gli eletti vengono decisi nelle segreterie dei partiti si indebolisce il rapporto tra istituzioni e territori e alimenta quella distanza dalla politica che tutti diciamo di voler combattere. “Non sorprendiamoci se il Parlamento appare sempre più lontano dai problemi reali, se Roma fatica a comprendere le esigenze delle comunità locali, se la Sardegna continua troppo spesso a dover alzare la voce per vedere riconosciute le proprie priorità. Per il primo cittadino sanlurese chi crede nella democrazia non dovrebbe avere paura delle preferenze. Dovrebbe difenderle. Perché più cresce il potere delle segreterie, più si riduce quello dei cittadini.Io sto dalla parte di chi pensa che il voto debba servire a scegliere davvero”. A chi è rivolta la riflessione di Urpi? “Agli amministratori locali e a chi fa politica in Sardegna”. Certamente è un pensiero che troverà facile condivisione nel livello politico locale ma qualcuno potrebbe essere favorevole anche a livello nazionale perché in un ampio e unico collegio regionale la ricerca delle preferenze mette tutti sullo stesso piano: sia chi ha un voto più diffuso sia chi lo ha più concentrato in un’area specifica. La letteratura elettorale degli ultimi anni conferma che soggetti inseriti nelle liste bloccate hanno riscosso consensi anche quando si sono misurati a livello locale e regionale e figure di spicco locale hanno ben figurato nei collegi plurinominali e uninominali per le Politiche. La sfida sarà raccolta?

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