
Diventa un podcast “Anda, torra e ghorba” (https://webdoc.unica.it/anda-torra-e-ghorba/it/#cover), il web-documentario che raccoglie una diaspora di storie trans-mediterranee realizzato due anni fa dalla fotografa cagliaritana Rosi Giua, dal docente universitario Raffaele Cattedra e Francesco Tomba che va dalla metà dell’Ottocento con l’avvio di migrazioni di italiani in Tunisia, a oggi, passando per gli anni ’50 e ’60, con il rimpatrio più o meno forzoso di decine di migliaia di famiglie in Italia o altrove, in seguito all’indipendenza della Tunisia.
Il lavoro, che sarà prodotto con la partecipazione di Sardegna notizie 24 e Rosso digitale, include anche storie di attualità segnate dalla presenza di comunità di migranti subsahariani in Tunisia, pure in alcuni luoghi dove un tempo vivevano gli italiani. Anda e Torra, è un’espressione sarda che significa va e vieni, andare e tornare, fare la spola. Ghorba è invece una parola araba che esprime un sentimento di estraneità: sentirsi stranieri in un altro paese. Significa al contempo soffrire la nostalgia di casa. Ma di quale casa? Quella in cui siamo nati? Il paese dei nostri genitori? Il paese in cui siamo cresciuti e abbiamo lasciato, o quello in cui ci siamo fermati? Quello in cui stiamo vivendo ora? Tante le possibili risposte.
Il tema riguarda una poco conosciuta vicenda legata alle grandi migrazioni italiane, che affronta in particolare le relazioni fra la Sardegna e la Tunisia, che hanno sulla lunga durata una storia sedimentata, e che poi dalla prima metà degli anni 1960 interessa diversi luoghi dell’isola dove queste comunità di italo-tunisini sono andate a vivere, come Castiadas, Santa Margherita di Pula, Cagliari.
Il webdoc si apre con una mappa animata basata sulla geografia degli itinerari. Include un testo di progetto, una rivista bibliografica e una sinossi di ogni storia. Il progetto è stato ideato e realizzato dall’Associazione Tusitala di Cagliari, in collaborazione con il Dipartimento Lettere, lingue e beni culturali dell’Università di Cagliari. È stato cofinanziato dalla Fondazione di Sardegna e dall’IRMC di Tunisi e sostenuto dall’istituto Danta Alighieri di Tunisi. Oltre ai protagonisti, hanno partecipato una ventina di collaboratori, professionisti, artisti e musicisti. Le fonti principali su cui si basa il lavoro, realizzato fra Tunisia, Sardegna e Francia fra il 2021 e il 2024, sono interviste e riprese video, fotografie e registrazioni audio, materiali d’archivio, letteratura, giornali e fotografie private, musiche originali.
In una trama fatta di temporalità diasporiche, che si dipana fra racconti di partenze, transiti, approdi, fra ripartenze o ritorni e nuove appartenenze, i protagonisti sono quindi gli italo-tunisini (ma la vicenda contemporanea si incrocia anche con persone originarie dell’Africa a sud del Sahara), che raccontano con momenti d’intensa intimità il loro percorso di vita personale e familiare, i loro spostamenti o quelli dei loro avi fra una riva e l’altra del Mediterraneo. Raccontano di esodi, di legami, di memorie e della vita dell’oggi. Parlano di luoghi in cui sono nati, spesso in Tunisia, o di luoghi dove non vivono più. Altri raccontano di luoghi da cui provengono genitori o avi (come Bono, Nebida, Sant’Antioco o Pantelleria,), e che hanno visitato almeno una volta nella vita, mantenendoli nella memoria. Parlano anche di convivenza e di legami con la rete trans- mediterranea della loro famiglia allargata che si estende per il mondo. La forte relazionalità umana e la complicità che si è sviluppata fra i protagonisti e gli autori del progetto è una chiave di volta centrale del web-documentario. Il lavoro si sviluppa in sei storie principali, con durata variabile dai 5 ai 20 minuti, e dà voce a diverse generazioni e molte donne.
C’era una volta il cinema (video), racconta della vita di Mario Olivas, che intorno agli anni ’20 del 1900, parte da Bono per la volta di Tunisi. È accompagnato dalla moglie Francesca Olanda. A Tunisi fa fortuna e apre un cinema, l’Odéon, e abiterà nello stesso palazzo con la sua grande famiglia. E poi, ne gestirà anche un altro. Questa storia comincia a raccontarla suo nipote Tonino, un signore di 60 anni nato in Tunisia che vive a Cagliari da quando aveva sei anni. Alla ricerca del cinema, che oggi non c’è più, il racconto fa la spola fra la Tunisia e la Sardegna. A Tunisi ritroviamo una delle figlie di Mario, la signora Teresa che è rimasta in Tunisia dove si è sposata con Chérif. Oggi, a più di 90 anni è sempre aggiornata sulla cronaca dell’Italia perché segue la Tv e i giornali italiani.
“La sua famiglia con i suoi nipoti e pronipoti, che parlano tutti anche l’italiano correntemente, vive fra la Tunisia, la Francia e anche la Sardegna. A Bono, dove è sepolto il capostipite Mario e sua moglie, risiedono ancora sue nipoti ultranovantenni, figlie di un suo fratello. Un altro nipote di Mario è Fulvio Patti. Anche lui nato in Tunisia e siculo-tunisino da parte di padre, approda in Sardegna a 18 anni con la sua famiglia, lasciando una florida azienda agricola, non lontano da Tunisi. Ci accoglie a Santa Margherita di Pula, sulla costa Sud della Sardegna, insieme a sua moglie Cristina”, spiegano gli autori.
La miniera (video) è la storia di Pina Casu-Ouiba che dalla metà degli anni ’60, dopo essersi sposata con Kerallah, ha vissuto nel pieno centro di Tunisi, in un quartiere chiamato un tempo La Petite Sicile. Pina era nata in un villaggio minerario del nord della Tunisia, Jebel Hallouf (la montagna dei maiali), da genitori sardi originari di Nebida. Antonio Casu e sua moglie Eleonora Onnis erano emigrati giovanissimi in Tunisia negli anni Venti del ‘900 e mai più rientrati. Sono sepolti al cimitero cristiano di Bourgel a Tunisi. Pina al nostro incontro aveva quasi novant’anni e collaborava con la Dante Alighieri di Tunisi. È stata impiegata a partire dagli anni ’60 per diverse aziende straniere a Tunisi e in particolare è stata contabile per la società mineraria dove suo padre Antonio era stato capo elettricista. Suo figlio Renzo vive ora a Marsiglia dove si è da poco sposato.
Racconta del suo primo viaggio in Sardegna, a vent’anni. La sua è la vita di una donna coraggiosa e straordinaria. Dopo la morte del marito e di sua sorella, rimasta sola, era sempre molto attiva. Nel vecchio villaggio minerario tunisino si ricordano ancora di suo padre, l’ultimo straniero ad andare via, ma anche di lei: la prima donna a lavorare nell’amministrazione della miniera. Ma anche a Nebida affiorano oggi nel ricordo di chi ci vive tracce della sua famiglia. Tutto è cominciato fra una miniera e un’altra. “Pina ci ha lasciato improvvisamente il 20 luglio 2023, mentre stavamo completando la realizzazione di questo lavoro”, ricordano gli autori.
Senza terra non si vive (video) è la storia di Maria Antonietta Maccotta che vive a Castiadas. Ha ereditato dai genitori un’azienda agricola che ha trasformato insieme ai suoi due figli in un accogliente agriturismo, dove coltiva ortaggi e dove vivono tanti animali come la porcellina Fiona, una capra tibetana. È nata in Tunisia, a Bouficha, che era allora un villaggio di agricoltori italiani, non lontano da Hammamet. Si è ritrovata a Castiadas nel 1964 a sette anni, dopo essere passata per un campo profughi presso Napoli. I suoi genitori, nati in Tunisia, erano di origine siciliana, come anche i suoi antenati che erano emigrati da Pantelleria a metà ‘800. Qualche anno fa, Maria Antonietta, mentre era in vacanza in Tunisia, ha ritrovato la casa in cui è nata e stretto amicizia con chi ci abita ora. Maria Antonietta ha una valigia ricolma di foto e di ricordi del suo
passato. La Sardegna, la Tunisia e la Sicilia nel cuore.
La leggenda di Ziu Grillu (video e podcast di poesia) narra di Antonio Porcu, detto Ziu Grillu, che era svelto e cantava come un grillo, che è ormai una leggenda. La racconta il pescatore Marcello dalla sua barca ormeggiata al molo di Sant’Antioco. Ziu Grillu, antifascista, in una notte del 1932 è partito clandestinamente da Sant’Antioco con la sua barca alla volta della Tunisia, insieme a sua moglie, i suoi 7 figli, il cognato e un cane. Approda all’isola de La Galite e poi a Tabarka. Non rimetterà più piede in Sardegna. I suoi figli si sposeranno in Tunisia con oriundi l’indipendenza della Tunisia nel 1956, un esodo improvviso li porta in Francia e poi in altri paesi.
Marc Porcu, nipote di Ziu Grillo, nato in Tunisia, si ritrova in Francia all'età di sei anni. Diventa traduttore e poeta, (ri)scopre la Sardegna e rievoca la storia del nonno nella sua poesia. Bruno, padre di Marc e figlio di Ziu Grillu, lascia al giovane nipote un quaderno con alcuni ricordi d'infanzia e di quel viaggio in barca da clandestino per la Tunisia, affrontato a sei anni. È la trama di questa storia. Nell’agosto del 2022, Dimitri nato in Francia, il figlio di Marc, approda per la prima volta in Tunisia insieme alla sua famiglia sulle tracce del bisnonno Ziu Grillu e della sua discendenza. È quasi un pellegrinaggio che deve ai suoi genitori che non ci sono più, ma è anche il segno di un legame inscindibile e profondo di diaspore, di sradicamenti, di nuovi approdi e trame di vita che si snoda fra Sardegna, Sicilia, Tunisia, Francia e tanti altrove attraverso la musica e la poesia.
J’adore chanter (video) – Marie-Cécile frequenta la chiesa cattolica de La Goulette. Canta durante la messa con altri suoi amici. Per lei sono quasi una famiglia. Qualche tempo fa cantava nel coro ufficiale della Cattedrale di Tunisi. Adora cantare. Vorrebbe anche imparare a suonare la batteria. “Al nostro incontro abitava nella periferia della Marsa, nel quartiere di Bahr Lazrak (il mare azzurro) dove vivono molte persone e famiglie originarie dell’Africa Sub-sahariana. Ha lavorato come collaboratrice domestica da una signora francese. Nel 2018 ha tentato di attraversare in barca il canale di Sicilia, per fare il "grande salto verso l’Italia. Ha venduto tutto ciò che aveva, ma l’avventura non è proprio finita bene: non è riuscita a partire e ha perso tutti soldi che aveva dato per la traversata. Ha dovuto ricominciare da zero. Marie-Cécile è nata in Costa d’Avorio. È arrivata in Tunisia a metà del decennio 2000, quando nel suo paese c’era la guerra civile. Era con sua zia Marie-Rose che lavorava alla Banque Africaine du Développement (BAD) la cui sede era stata temporaneamente trasferita da Abidjan a Tunisi. Storie difficili di famiglia, come a volte lo sono in Africa: sua zia è per lei come una madre, e forse anche come un padre. Quando 2014 la BAD è rimpatriata ad Abidjan, lei rientra con la zia, ma torna a Tunisi da sola per completare gli studi, un diploma in audiovisuale; ma è difficile lavorare in questo campo in Tunisia, senza la carta di soggiorno. Spera di poter tornare nel suo paese. “Ci riuscirà dopo che l’abbiamo incontrata”, commenta Giua.
Un dimanche a La Goulette (video). Alla Goulette, piccola cittadina portuale a una decina di chilometri da Tunisi e da Cartagine ci son passati tutti. Agli inizi del ‘500 l’imperatore Carlo V la conquista e ci costruisce una fortezza, ma gli Ottomani la riprendono alcuni decenni dopo. A partire dalla seconda metà dell’800, La Goulette è vissuta e raccontata come un microcosmo sempre più cosmopolita a dominante italiana, dove vivevano insieme a siciliani e sardi, tunisini, musulmani e ebrei, maltesi, francesi, etc. Abitata da pescatori e operai era diventata una delle più importanti “Petite Sicile” di Tunisia. Nonostante l’esodo improvviso degli anni 1956-64, questa memoria italiana è tuttora visibile e udibile, dai nomi delle insegne di ristoranti, pizzerie e negozi, alle voci che si possono ascoltare al mercato, alla storia e ai canti della Chiesa di Saint-Augustin et Saint-Fidèle, frequentata ora soprattutto da fedeli originari dell'Africa-sub-sahariana. Ancora oggi, alla Goulette, dopo un lungo periodo di stasi, si svolge la processione della Madonna di Trapani. Da poco si è aperta la sede dell’Associazione Piccola Sicilia. E poi c’è anche Claudia Cardinale, che è figlia di questo quartiere: la sua parabola di attrice comincia con un concorso di bellezza negli anni ’50, proprio dalla Goulette, grazie proprio ai figli di Mario Olivas originario di Bono. Il comune le ha appena dedicato una via e un murale la immortala, realizzato durante il suo ultimo viaggio nell’agosto del 2022
A queste storie si aggiungono tre video-interviste con studiosi e testimoni di questi eventi (Dialoghi), realizzati alla Goulette, a Tunisi e Cagliari rispettivamente con le professoresse Silvia Finzi, Valeria Deplano e Père Narcisse, che ci accompagno alla comprensione dei contesti storico- politici, geografici o sociali narrati, focalizzandosi di volta in volta sugli italiani e i sardi in Tunisia, sugli italiani di Tunisia in Sardegna, e sulla nuova africanità della Tunisia attraverso la realtà cosmopolita della chiesa cattolica della Goulette.