Chi busserà alla porta di Maria? Il caso di un’accumulatrice seriale di Cagliari

Quando si diventa invisibili per la seconda volta
Cagliari

A volte gli invisibili restano tali anche quando la loro storia è ben nota alle istituzioni. Sono invisibili due volte: prima agli occhi della comunità, poi perché finiscono per diventare soltanto un numero di pratica in un fascicolo dimenticato. Così, persone che avrebbero bisogno di aiuto non trovano, o rifiutano, il supporto di cui necessitano e la loro condizione di vita le porta spesso a entrare in conflitto con chi le circonda. Succede quando vivono per strada, ma accade ancora più spesso quando hanno la “fortuna” di avere un tetto sopra la testa. Perché questo significa anche avere dei vicini e una condivisione degli spazi che, da sole, non sono in grado di gestir. È il caso di Maria (nome di fantasia per tutelarne la privacy), che soffre di disposofobia, il disturbo dell’accumulo compulsivo. È una di quelle persone di cui si parla in una fortunata serie televisiva di Sky, ma la realtà è ben lontana da qualsiasi rappresentazione spettacolare. Il suo problema è diventato anche quello di chi vive nello stesso condominio. Accumulare oggetti significa spesso vivere in condizioni igienico-sanitarie precarie, fino al punto da dormire negli spazi comuni perché all’interno della propria abitazione non c’è più posto. Negli esposti presentati negli anni si ipotizza anche la presenza di roditori e scarafaggi, che arrivano nelle case vicine. “Quando invitiamo ospiti a casa, dobbiamo avvisarli di questi possibili imprevisti”, racconta una persona che abita nel palazzo. Dopo numerose segnalazioni, nel 2023 il Comune era intervenuto assegnandole un alloggio provvisorio e predisponendo la bonifica dell’appartamento.

Il protocollo sul “barbonismo domestico”

L’intervento, portato a termine dalla ditta assegnataria, tuttavia era più impegnativo di quanto previsto. Così, a distanza di tre anni, Maria e i suoi problemi sono ancora lì. E i suoi vicini, con tutta la comprensione e la pietà possibili, continuano a fare lo slalom tra le blatte che escono dalla sua porta. “Ci dispiace per la sua situazione. Possibile che sia abbandonata a sé stessa?”, domanda un condomino. “Dal punto di vista igienico la situazione è insostenibile”, aggiunge altro. Recentemente il Comune si è dotato di un ulteriore strumento per affrontare situazioni come questa: un protocollo con la Asl e il Tribunale dedicato ai casi di “barbonismo domestico”, fenomeni che possono rappresentare un grave rischio per la salute delle persone e aumentare il pericolo di incendi. Il progetto ha un nome significativo: “Bussare alla porta di casa: gli invisibili” e rientra nel Piano Locale Unitario dei Servizi alla Persona 2026-2028. Maria, però, continua a essere invisibile due volte. Chi busserà davvero alla sua porta per restituire a lei, e a chi vive accanto a lei, una vita più serena?

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