Nucleare, via libera del Senato alla legge delega. Il ministro Pichetto: “Prime centrali nel 2033-2034”

Programma nazionale, nuove regole per impianti e scorie e riordino delle competenze
Via libera al nucleare in Italia

Via libera definitivo del Senato al disegno di legge delega sul nucleare. Il provvedimento, già approvato dalla Camera, affida al Governo il compito di disciplinare il ritorno dell’energia nucleare nel sistema energetico italiano attraverso uno o più decreti legislativi, da adottare entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha indicato nel 2033-2034 il possibile orizzonte per l’entrata in funzione delle prime centrali. Secondo la maggioranza è la strada giusta per contribuire alla decarbonizzazione, rafforzare la sicurezza e l’indipendenza energetica dell’Italia e contenere i costi dell’energia per famiglie e imprese. La legge delega non autorizza immediatamente la costruzione di nuovi reattori, ma stabilisce i principi in base ai quali il Governo dovrà definire l’intera normativa di settore. Il primo passaggio sarà l’elaborazione di un Programma nazionale che dovrà indicare il ruolo del nucleare sostenibile e della fusione nel futuro mix energetico italiano. I decreti dovranno disciplinare tutto il ciclo di vita degli impianti: sperimentazione delle nuove tecnologie, individuazione dei siti, autorizzazioni, costruzione, esercizio, sicurezza, radioprotezione, disattivazione e smantellamento. Le regole riguarderanno anche gli impianti per la fabbricazione e la rigenerazione del combustibile nucleare.

Le scorie

Un capitolo specifico sarà dedicato ai rifiuti radioattivi e al combustibile esaurito. Dovranno essere definite le procedure per lo stoccaggio temporaneo e per lo smaltimento definitivo dei materiali che non potranno essere riprocessati, riciclati o riutilizzati. Sono inoltre previste garanzie finanziarie a carico degli operatori per coprire i costi dell’intero ciclo di vita delle centrali, compresi la dismissione e lo smantellamento finale.

Reattori di dimensioni ridotte, riutilizzo del combustibile

Il provvedimento contempla anche la formazione di tecnici, ingegneri, fisici e ricercatori, la valorizzazione delle filiere industriali italiane ed europee e il riordino delle competenze in materia di controlli e sicurezza, valutando anche l’istituzione di un’autorità amministrativa indipendente. Tra le possibilità indicate figura inoltre l’impiego dell’energia nucleare per produrre idrogeno e calore e, in prospettiva, nel settore navale e marittimo. Si pensa soprattutto agli Small Modular Reactors, reattori modulari di dimensioni ridotte che potrebbero essere installati a partire dal prossimo decennio. In una fase successiva potrebbero arrivare gli Advanced Modular Reactors, capaci di utilizzare combustibile riprocessato e di ridurre la quantità di rifiuti radioattivi a lunga durata.

Opposizione contraria: “Puntare sulle rinnovabili”

Netta la contrarietà di Alleanza Verdi e Sinistra. Il capogruppo al Senato Peppe De Cristofaro definisce il provvedimento “una gigantesca distrazione di massa” e una “delega in bianco” al Governo. Secondo Avs, le tecnologie non sarebbero ancora mature e i tempi risulterebbero incompatibili con l’urgenza della crisi climatica. Per l’opposizione, la strada concreta per ridurre emissioni, importazioni e bollette resta quella delle energie rinnovabili.

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