
Misurare Comune per Comune la disponibilità delle spiagge prima di applicare le procedure di gara previste per le concessioni balneari. È l’obiettivo della proposta di legge 225 depositata in Consiglio regionale dal gruppo di Fratelli d’Italia. Il provvedimento punta a introdurre una disciplina regionale fondata sulla verifica concreta della scarsità delle aree demaniali, richiamando l’articolo 12 della direttiva Bolkestein e le recenti pronunce della Corte di giustizia europea. Secondo i dati riportati dai proponenti, la Sardegna dispone di circa 1.849 chilometri di costa, oltre l’80% dei quali sarebbe libero. Limitando l’analisi ai 594 chilometri di litorale sabbioso, la percentuale disponibile raggiungerebbe il 90%. La proposta prevede l’istituzione di un Registro regionale delle disponibilità demaniali marittime. Per ciascun Comune costiero dovrebbero essere indicate le aree balneabili, quelle già affidate in concessione e quelle libere e accessibili al pubblico. Il registro sarebbe consultabile online e aggiornato ogni tre anni, oppure prima in caso di cambiamenti rilevanti. A valutare la scarsità sarebbe una Commissione tecnica regionale. Il testo individua come parametro generale una quota di litorale libero superiore al 60%: nei territori in cui la risorsa non risultasse scarsa, le concessioni esistenti verrebbero tutelate e non si applicherebbero le procedure selettive previste per le aree limitate. Dove invece fosse accertata la scarsità, le assegnazioni dovrebbero avvenire attraverso procedure pubbliche, trasparenti e imparziali. Il provvedimento prende spunto anche da una legge approvata dalla Regione Calabria e non impugnata dal Governo. “È necessaria una norma equa e rispettosa della Costituzione e del diritto comunitario”, afferma il capogruppo di FdI Paolo Truzzu. Per l’esponente del centrodestra occorre garantire ai cittadini la priorità nella fruizione delle spiagge libere, tutelando allo stesso tempo le microimprese familiari già presenti e offre


