
“Nel mio piccolo sono stata una migrante: ho studiato e lavorato negli Stati Uniti e in diversi Paesi europei.” Con queste parole la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha aperto la prima conferenza regionale sull’immigrazione, ospitata al museo archeologico di Olbia e organizzata dall’assessorato del Lavoro. Secondo i dati forniti dall’assessorato, il 3,5% della popolazione sarda è di origine straniera, a fronte del 9% della media nazionale. I lungo soggiornanti sono 31 mila; 8 mila i titolari di permesso di lavoro, 7.900 per motivi familiari, 8.400 le persone con protezione internazionale. Nel 2023 sono state 2 mila le acquisizioni di cittadinanza.
Nel corso della sessione plenaria intitolata “Sardegna e immigrazione: accoglienza, integrazione e sviluppo territoriale”, la presidente ha richiamato le radici migratorie del popolo sardo e sottolineato il contributo delle comunità straniere all’interno del tessuto sociale ed economico dell’isola. “Oggi in Sardegna vivono 55 mila persone migranti. Fanno parte della nostra comunità, lavorano in settori dove si fatica a trovare manodopera, i loro figli frequentano le scuole insieme ai nostri.”
L’assessora del Lavoro, Desirè Manca, ha aperto i lavori rivolgendosi alle numerose associazioni presenti in sala: “Questa non è casa nostra, è casa di tutti i popoli”. Manca ha evidenziato come la Sardegna, da terra di transito, sia divenuta negli ultimi anni luogo di destinazione. Le principali comunità presenti sono quella marocchina, senegalese e rumena.
Annunciato infine l’avvio di un Por per la formazione dei migranti, corsi di lingua italiana e un Osservatorio sullo sfruttamento lavorativo.


