Andrea Parodi, l’ultima conversazione: l'intervista inedita, perduta e poi ritrovata a 19 anni dalla scomparsa

Scritto nell’agosto 2006, l’articolo anticipa di poche settimane la fine: “Non ho paura, voglio continuare a cantare”
Andrea Parodi

Andrea Parodi ha chiuso gli occhi per l’ultima volta martedì 17 ottobre 2006, alle sei del mattino. Oggi sono quindi 19 anni dalla sua morte. Per l’occasione, per celebrarlo in maniera corretta, è stato recuperato questo articolo, scritto nell’agosto 2006: è una sua intervista, tra le sue ultime prima di morire. Forse l’ultima così lunga e particolareggiata. Ed è inedita. Non è mai stata pubblicata su nessuna testata giornalistica, venne quindi onorata da una fanzine musicale di amici.
Parodi sapeva di trovarsi a un punto di non ritorno e ha scelto di mostrarsi senza filtri, con la stessa limpidezza artistica che molti colleghi gli riconoscevano da anni. Qui è riproposto integralmente e senza modifiche. Puro Parodi.

Il canto del cigno

Alcune parti del suo corpo lo hanno tradito, la voce no. Quella voce incredibile e limpida, fedele fino alla fine, capace ancora di emozionare e di imporsi con la sua forza unica. A volte profonda e piena, altre più lieve, ma sempre riconoscibile: roca, ferma, precisa, quasi autoritaria.

Andrea Parodi non è solo un cantante. La sua voce è un’anima, una materia viva e pensante. Anche quando la malattia lo indebolisce, non smette di comunicare vita. Parla della malattia senza compiacimento, con lucidità e perfino con una certa ironia. “A luglio la mia quarta figlia, Lara, è nata proprio mentre pensavano che io fossi alla fine” racconta. “Ho 44 anni e non pensavo di arrivarci. Ora posso guardare avanti con serenità”.

Nel frattempo ha scoperto che in ogni giorno c’è sempre un motivo per continuare a lavorare, e che la passione è più forte di qualsiasi malattia. “Non mi sento diverso — dice — mi piacciono le persone, amo la musica, amo ciò che faccio. Ho ancora progetti, anche se so che la mia salute peggiora. Ma continuo a vivere artisticamente come ho sempre fatto.”
Negli ultimi anni ha intrecciato nuove collaborazioni, tornando a cantare con artisti che stima profondamente. Tra questi Elena Ledda, con cui ha inciso Intimi Raccolti, e Fabrizio De André, in A man du sa. Quella canzone — scritta da De André nel 1998 e cantata da Parodi in sardo e initaliano — era diventata un simbolo della loro amicizia artistica.

Mezzo sardo mezzo ligure

Andrea Parodi ama definirsi “mezzo sardo e mezzo ligure”, figlio di una doppia identità che lo ha sempre accompagnato. La sua infanzia l’ha trascorsa vicino al mare, tra pescatori e onde, in un piccolo borgo della costa savonese. L’album “A man du sa” (La mano del sale) gli ha permesso di riscoprire quelle origini, mentre lavorava con passione per dare nuova vita alle radici comuni tra Sardegna e Liguria.

Nel 2005 ha incontrato Dori Ghezzi, moglie di De André, e insieme hanno deciso di riprendere quel progetto mai concluso, con la collaborazione di Carloforte, luogo che per Parodi rappresenta un ponte naturale tra le due culture. “A Carloforte ritrovo il modo di vivere e i gesti che appartenevano alla Liguria di quarant’anni fa” dice, “solo che qui non si sono ancora persi.”
Per il nuovo disco sta pensando ad Antonella Ruggiero, “la voce ideale per la parte genovese”, dice. Sarebbe un modo per chiudere un cerchio, riportando nella sua musica il legame tra le due sponde del mare.

Il suo greatest hits, Intimi Raccolti, raccoglie i brani più rappresentativi della sua carriera, compreso Armentos di Gino Marielli, storico chitarrista dei Tazenda. Proprio con loro, pochi mesi fa, Parodi è tornato sul palco: “Con i Tazenda — racconta — è come tornare a casa. Gigi è come un fratello, Gino un amico di sempre.”
A chi gli chiede se l’avventura dei Tazenda sia finita, risponde sorridendo: “No, non ancora. Non è ancora arrivata al capolinea”.

E i Tazenda?

A distanza di anni potremmo sapere i veri motivi che portarono alla rottura con i Tazenda. “Successe che la formula della canzone ‘Spunta la luna dal monte’ con Pierangelo Bertoli -spiega Andrea – convinse i discografici che c’era la possibilità di vendere il triplo delle copie se un intero cd si fosse basato su questa dinamica. Quindi da “Fortza Paris” in poi ci furono delle forti pressioni in tal senso da parte dei discografici. Io non ne volevo sapere, mentre Gino e Gigi erano entusiasti dell’idea. La cosa andò avanti per un po’ e nel frattempo noi perdevamo l’anima viva che ci aveva fatto arrivare fino a li. Pochissime delle canzoni che scrivemmo da “Fortza Paris” in poi mi piacciono davvero. Sopportai ancora un po’, infine me ne andai”.

"Devo essere quello più scarso sul palco"

Da allora ha evitato le televisioni e le collaborazioni facili e di sicuro successo. Piuttosto cercando spasmodicamente la qualità. “Non avete idea di quante quali proposte ho ricevuto, i programmi televisivi più disparati, reality show, cazzi e mazzi e cocuzzi (dice proprio così e si riferisce a Michele Cocuzza, ex presentatore Rai: i meno giovani ricorderanno NDR). Ho rifiutato tutto. Ho scelto di andare da Costanzo perché non mi ha costretto a un ruolo da personaggio predefinito ma mi ha dato carta bianca come artista. Per quanto riguarda le collaborazioni musicali ho deciso di suonare solo con gente più brava di me. Io devo essere quello più scarso sul palco, solo così posso apprendere e crescere ancora come artista”. È semplice distinguere nelle sue parole la sua costante voglia di mettersi sempre in gioco e soprattutto la sua aspirazione ad ascendere verticalmente nell’apprendimento e nella conoscenza che tutte le esperienze della vita possono offrire.

Cristiano, credente, anticlericale

Parodi in questa ricerca sembra affidarsi solo a sé stesso, un autodidatta dello spirito. Invece, abbastanza a sorpresa, dichiara di essere credente cristiano. Ma anarchico. Ma anticlericale. Un ossimoro, quasi, che potrebbe indicare una sua devianza nelle regole ferree della Chiesa o più probabilmente un modo personalissimo e introverso di metabolizzare e seguire gli insegnamenti del Cristo. Ancora una volta è una presa di posizione non semplice, non facile, sintomatica di una personalità a cui non piacciono le risposte facili a quesiti complessi. “Vedi – spiega – quando mi hanno diagnosticato il primo tumore allo stomaco, mi hanno detto che avrei dovuto subire un’operazione che mi avrebbe danneggiato il diaframma. Non avrei più potuto cantare, e la cosa mi ha distrutto, mi ha completamente abbattuto. Ho pregato Dio. L’arrivo del secondo tumore, questo inoperabile, ha reso inutile la prima operazione e ha peggiorato drasticamente le mie condizioni di salute. Però non sono stato operato, e posso ancora cantare. Grazie a Dio”.

Morire sotto i riflettori

Svegliarsi nel proprio letto, la mattina, e avere la consapevolezza di essere un idolo per migliaia di persone è una sensazione sconosciuta ai più. Parodi ha la sua idea: “Mi carica di responsabilità e mi impegno nel cercare dentro di me tutte le qualità e le energie positive da tirare fuori. Sono così tanti quelli che credono in me e mi vogliono bene… i buddhisti pregano per me, così come la comunità islamica di Cagliari, e naturalmente molte preghiere arrivano anche al nostro Dio. Questo mi fa estremamente piacere e quando esco di casa, sotto sotto ci godo anche un po’ perché sembro il fratello, il cugino di tutti”. Un cantante famoso è un po’ un catalizzatore e un parafulmine per l’immaginario comune della gente. Quando il personaggio di turno ha un problema, soprattutto se il problema è serio tutti ne parlano e tutti vogliono conoscere ancora di più. I due tumori dell’ex cantante dei Tazenda sono una notizia risaputa da tutti i sardi.

Artista per la causa sarda

Parodi nel 2003 si è unito al coro di chi contestava il possibile arrivo delle scorie radioattive in Sardegna e lo ha fatto a modo suo: cantando. Ha avuto questa e altre prese di posizione ancora, contro la deturpazione dei beni ambientali in Sardegna, contro l’idea di un’isola – pattumiera e a favore di una regione priva anche delle basi militari. Il cancro che sta mettendo in pericolo la sua vita gli ha dato maggiore vigore nel cantare “basta!”. E ora lui si dice contento di essere una calamita a causa della sua malattia e di aver dato maggior risalto al problema delle malattie tumorali.

Chissà se poi c’è un nesso tra i cancri di Parodi e la degenerazione ambientali in Sardegna. Il volto sardo più noto in continente insieme a Gianfranco Zola (parole sue) ne è convinto. Con voce addolorata ma di rabbia smorzata rammenta i suoi anni tardo-adolescenziali a Porto Torres: “E’ capitato di buttarmi nelle acque del porto, da ragazzino, per fare immersioni e il puzzo di fenolo infestava tutto, il mare, la terra, le persone. Un odore che, dopo essermi buttato in acqua, mi portavo addosso per più giorni. Penso che in quegli anni il problema ambientale fosse ampiamente sottovalutato e che, per incoscienza o per interesse economico, siano stati commessi degli abusi terribili”.

prova
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