Cagliari “americano”? Solo con lo stadio nuovo

Comune e società distanti sul canone annuale del diritto di superficie
Un’immagine del progetto del nuovo stadio

“Se la nave arriverà dall’Asia” era il classico esempio ripetuto nelle aule della facoltà di Giurisprudenza per spiegare la condizione sospensiva ovvero il caso in cui l’efficacia di un accordo è subordinata al verificarsi di un evento futuro e incerto. Cosa c’è di più futuro (per i numerosi rinvii) e incerto della realizzazione del nuovo stadio nella città di Cagliari? Negli ultimi venticinque anni più volte si è parlato di passaggi cruciali e poi, come una serie di Netflix, è andata sempre peggio: la guerra Comune-Cellino, le partite casalinghe a Tempio e a Trieste, Is Arenas, Silvestrone…
Ad attendere la “nave” è la cordata americana guidata dall’imprenditore Maurizio Fiori, che nell’accordo raggiunto con il presidente Giulini ha previsto come condizione per l’acquisto della maggioranza delle azioni proprio il via libera al nuovo impianto.
Il passaggio è tutt’altro che pacifico. L’assessore comunale, Giuseppe Macciotta, da avvocato navigato, accompagna l’ottimismo con una buona dose di prudenza ma il piano economico finanziario è ancora un terreno sul quale muoversi con grande equilibrio Superate le questioni relative all’ipoteca e alla rinuncia alla gestione dei parcheggi da parte della società, il punto dolente è l’importo del canone di superficie. Il Cagliari non è disponibile a sostenere un canone superiore a 50 mila euro l’anno. Nei prossimi giorni il Comune metterà nero su bianco una nuova proposta ma allo stato attuale le posizioni sono notevolmente distanti. La “partita” dello stadio diventa cruciale anche per il destino della società rossoblù e eventuali passi falsi potrebbero incidere sul passaggio di mano da Giulini alla compagine di Fiori.

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