Cagliari, nelle vecchie ferrovie spunta una città abusiva

Gli edifici occupati dagli abusivi

Succede a Cagliari, tra il Dopolavoro Ferroviario e il centro commerciale La Playa, in una zona dove un tempo c’erano uffici, depositi e alberi d’eucalipto. Oggi è un territorio occupato, trasformato in insediamento abusivo, sotto gli occhi di tutti. Un’area pubblica intestata a Rfi – Rete ferroviaria italiana – è diventata una terra di nessuno. O meglio: di qualcuno, che ha deciso di farne ciò che vuole.

A raccontarlo è Giuseppe, un lavoratore della zona, che quegli spazi li conosce da trent’anni. “È iniziata con uno o due, adesso ci vivono in tanti. Sono tre o quattro famiglie. Decine di persone, impossibile capire esattamente quanti. Tutti sardi. Hanno tirato su baracche, casette, muretti. Hanno preso possesso di tutto. Senza chiedere niente a nessuno”.

Tutti sanno, nessuno interviene

Il problema, dice, è che chi occupa comanda. “Abbiamo provato a potare un albero che stava fuori, ma che buttava i rami dentro la nostra area. Sono usciti subito, hanno iniziato a urlare, hanno liberato i cani. Una volta hanno perfino chiamato i vigili urbani. Come se noi non avessimo il diritto di stare lì, mentre loro sì. Loro che vivono in edifici che appartengono alle Ferrovie italiane”. E la denuncia continua: “Abbiamo visto cavi volanti attaccati alle fontane, tubi di fortuna, si attaccano all’acqua di notte per fare scorta. La domenica staccano tutto per non farsi beccare. E pare che qualcuno affitti pure le baracche ad altri. Dicono così, non so se è vero, ma si dice da tempo”.

Chi dovrebbe intervenire? “Tutti sanno, ma nessuno fa nulla. Comune, Ferrovie, forze dell’ordine: sono passati, li abbiamo avvisati. Ma il tempo passa, e intanto il degrado avanza. Gli alberi spariscono, i capannoni si sbriciolano, le strutture marciscono.” E nel frattempo, chi rispetta le regole resta fuori. “Ormai sembra che l’abusivo sia chi sta al proprio posto. Loro comandano, e gli altri devono girare alla larga”.

E le Ferrovie e il Comune cosa dicono? Il racconto di questa situazione assurda continuerà con altri articoli in cui le istituzioni saranno chiamate a dare risposte. L’assenza dello Stato nel 2025 non è accettabile.

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