Comandini vuole rottamare la legge sulla rendicontazione: “Così si calpesta il voto dei sardi”

Alessandra Todde e Piero Comandini

Piero Comandini non usa giri di parole: la legge sulla rendicontazione va mandata in pensione. “È vecchia, è fuori dal tempo, e rischia di cancellare la volontà popolare. Serve una riforma, e serve adesso”.

Il presidente del Consiglio regionale prende di petto la questione che da settimane agita la politica sarda: il ricorso contro l’elezione di Alessandra Todde, rigettato in primo grado dal Tribunale di Cagliari, ma ancora aperto sul piano giudiziario. E proprio da qui parte l’affondo: “Questa norma ha più di trent’anni – attacca – ed è stata scritta quando il Presidente della Regione non era eletto dal popolo. Oggi è anacronistica. Non possiamo permettere che un vizio formale metta in discussione un risultato democratico”.

È la legge che non va bene?

Todde, insomma, resta al suo posto. E per Comandini il Consiglio ha il dovere di andare avanti: “Siamo pienamente legittimati a lavorare, e continueremo a farlo con più forza di prima. Rispettando i giudici, certo, ma senza dimenticare che il nostro primo dovere è verso i cittadini”.

Un segnale chiaro, che va oltre il caso specifico: l’aria di riforma è nell’aria. E stavolta il bersaglio non è un avversario politico, ma una legge che molti, da tempo, considerano una mina istituzionale. Comandini, intanto, ha lanciato la prima pietra.

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