
C’è un’Italia che raccoglie firme e un’altra che guarda. La prima è fatta di persone che si organizzano, montano banchetti, affrontano la pioggia. La seconda è quella dei partiti, che da mesi restano fermi, incapaci di sostenere una legge che parla di giustizia e dignità. La Legge Zuncheddu nasce dentro questo scarto: un’iniziativa popolare che riempie un vuoto lasciato dalla politica.
“Questa legge doveva farla il Parlamento – dice Irene Testa, garante dei detenuti della Sardegna – ma nessuno si è mosso. E allora abbiamo dovuto pensarci noi.”
La voce è ferma, non rassegnata. Da mesi coordina una rete di volontari che attraversa l’isola con i moduli in mano. Ogni firma richiede tempo, spiegazioni, autenticazioni. Eppure la risposta c’è. “La Sardegna si sta muovendo. C’è una generosità enorme, ma servono ancora firme, e servono persone che ci aiutino a raccoglierle.”
L’obiettivo è arrivare a 50 mila firme entro metà dicembre, per portare in Parlamento la proposta di legge che prevede un sostegno economico immediato per chi ha scontato anni di carcere da innocente. Un diritto elementare, finora negato.
Il contrasto che emerge da questa mobilitazione è più ampio della vicenda in sé. Un tempo i partiti guidavano le grandi battaglie civili: i diritti, la giustizia, le riforme sociali. Oggi ne restano spettatori distratti. Testa non fa giri di parole: “Non basta un comunicato stampa, e peraltro quasi tutti i partiti non hanno prodotto nemmeno quello. Serviva che scendessero tra la gente, che ci mettessero la faccia. Invece non lo fa nessuno.”
Mentre la politica perde la capacità di interpretare i bisogni collettivi, le iniziative popolari tornano a riempire lo spazio lasciato vuoto. È un rovesciamento di ruoli: le persone fanno politica concreta, i partiti restano fermi nelle loro posizioni amministrative – finanziarie: le grandi battaglie sociali del passato sono un ricordo sbiadito. Foto in bianco e nero, tuttalpiù.
Nei prossimi weekend, le piazze e i paesi della Sardegna ospiteranno i banchetti per le ultime firme da raccogliere durante le feste di paese. Saranno giorni decisivi. La politica non ci sarà, ma ci sarà la gente. Il destino economico (e dunque la sopravvivenza) di Beniamino Zuncheddu e di tutti gli altri che, in Italia, si trovano nelle sue condizioni è nelle mani dei frequentatori delle prossime sagre del centro Sardegna.
Nelle prossime settimane tutto si gioca sulle sagre di paese, e chi coordina la campagna lo sa bene. I volontari si aspettano molto da questi ultimi appuntamenti, ma chiedono rinforzi. Servono persone che, anche solo per un giorno, si fermino a un banchetto, aiutino a spiegare, a raccogliere, a fare numero. A Samugheo, a Siurgus Donigala, Nuoro. A Gonnosfanadiga, e Tiana: volontari cercasi, c’è un sardo innocente da salvare un’altra volta.


