Filosofèst, a Nuoro la filosofia interroga il diritto di restare

Da venerdì al 18 ottobre tre giorni per ripensare il futuro dei paesi sardi
Filosofest Nuoro

Che cosa significa restare in un luogo mentre tutto intorno sembra suggerire di partire? È una scelta, un atto di coraggio, una forma di resistenza o semplicemente il diritto di costruire il proprio futuro nella terra a cui si appartiene? Sono domande che attraversano la Sardegna più profonda, quella dei paesi che si svuotano, delle case chiuse e delle comunità che continuano ostinatamente a immaginare un domani.
Da queste riflessioni prende vita Filosofèst, il primo Festival di Filosofia e Antropologia di Nuoro, in programma dal 16 al 18 ottobre all’Auditorium Giovanni Lilliu dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico. Tre giornate dedicate a un tema che tocca da vicino il destino dell’Isola: “Esistenza in bilico. Filosofia, spopolamento e diritto di restare”.
L’iniziativa, promossa dall’associazione culturale Semenes in su bentu, presieduta da Amedeo Spagnuolo, affida alla filosofia il compito di interrogare una delle questioni più urgenti delle aree interne, sottraendo lo spopolamento alla freddezza delle statistiche e restituendogli il suo significato umano e sociale. Perché dietro ogni partenza ci sono storie, legami e opportunità cercate altrove. E dietro ogni scelta di restare ci sono appartenenza, coraggio, ma anche interrogativi sul futuro. Il diritto di restare non può esaurirsi in un sentimento: richiede servizi, lavoro e condizioni che rendano quella scelta realmente possibile.
È questa la prospettiva che rende Filosofèst qualcosa di più di un appuntamento culturale. Il festival invita a guardare oltre il declino demografico, immaginando comunità capaci di reinventarsi attraverso il pensiero, il confronto e nuove possibilità.

Ad animare il dibattito saranno filosofi, scrittori, studiosi e rappresentanti delle istituzioni. Amedeo Spagnuolo rifletterà sul diritto di non partire, mentre lo scrittore e filosofo Giovanni Gusai esplorerà la “Pienezza del vuoto”, raccontando il paese come laboratorio di immaginazione. L’esperienza di rigenerazione di Castel del Giudice, in Molise, sarà invece al centro della riflessione di Luciana Petrocelli, offrendo uno sguardo sulle possibilità di rinascita dei piccoli centri. Il pensiero, però, non può restare separato dalle decisioni.
Sabato 17 ottobre la filosofia incontrerà la politica in una tavola rotonda con l’assessora regionale Ilaria Portas, il sindaco Emiliano Fenu, l’amministratore unico di AREA Matteo Sestu e il presidente dell’ISRE Leonardo Moro. Giacomo Chironi e Lino Meli approfondiranno invece il rapporto tra etica e luoghi.
Domenica il confronto si sposterà sul significato dell’abitare, attraverso le riflessioni di Graziella Monni, della psicoterapeuta Anna Chiara Franquillo e di Stefano Biancu, che concluderà il festival con un intervento dal titolo “Abitare è ospitare”.
Ma una delle sfide più interessanti di Filosofèst riguarda proprio le nuove generazioni. Perché parlare del futuro dei paesi senza ascoltare chi quel futuro dovrà viverlo rischierebbe di lasciare incompleta qualsiasi riflessione. Venerdì 16 e sabato 17 ottobre, i laboratori filosofici curati dall’associazione A.Pensare entreranno nelle scuole superiori nuoresi, coinvolgendo gli studenti del Tecnico Chironi-Satta, del Liceo Scientifico Enrico Fermi e del Liceo Classico Asproni-Satta. Domenica mattina, invece, l’esperienza sarà aperta alla cittadinanza.
Non semplici lezioni, ma occasioni per esercitare il pensiero critico, confrontare idee e interrogarsi sul proprio rapporto con i luoghi. Perché il diritto di restare riguarda soprattutto chi oggi sta crescendo in una terra dalla quale troppo spesso immagina di dover partire.

Offrire ai ragazzi uno spazio in cui discutere, mettere in dubbio ciò che sembra inevitabile e immaginare alternative significa riconoscerli come protagonisti, e non soltanto come destinatari, del futuro della Sardegna.
La scelta di Nuoro, città dalla straordinaria tradizione culturale e cuore di un territorio segnato dallo spopolamento, conferisce all’iniziativa un significato particolare. Il festival, realizzato con il patrocinio dell’ISRE e del Comune e il contributo della Fondazione di Sardegna, riporta al centro del dibattito il rapporto tra identità, appartenenza e futuro.
Il futuro delle aree interne non si misura soltanto nel numero di chi parte o di chi torna. Si misura, soprattutto, nelle possibilità che una comunità è ancora capace di offrire a chi desidera restare. (Elena Carta)

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