
La legge della Regione Toscana non viene cancellata del tutto, deve essere riscritta. E’ questa, in sintesi la decisione dei giudici costituzionali sull’impugnazione del Governo. Per il consigliere regionale Valdo di Nolfo, uno dei promotori di un’analoga legge approvata dalla Regione Sardegna, anch’essa finita sotto la lente della Consulta, il bicchiere è mezzo pieno: “E’ la conferma – ha dichiarato- di un principio ormai chiaro: le Regioni possono intervenire per dare attuazione ai diritti già riconosciuti dalla giurisprudenza costituzionale, quando il Parlamento continua a non assumersi le proprie responsabilità. La sentenza, pur indicando alcuni correttivi, fissa un altro importante tassello e ribadisce che l’iniziativa regionale è legittima sul piano costituzionale e coerente con i principi già fissati dalla Corte in materia di suicidio medicalmente assistito. “È una risposta chiara – aggiunge Di Nolfo- a chi ha provato a bloccare il confronto politico dichiarando incostituzionali leggi che oggi la stessa Consulta riconosce come ammissibili. Continuare a rinviare significa lasciare aperto un vuoto che pesa sulla vita reale delle persone. Il fine vita – ha concluso- non è una bandiera ideologica, ma una questione di dignità, libertà e uguaglianza, per dare a tutte e tutti il diritto di scegliere.”