
L’autocandidatura del gestore dell’aeroporto di Fenosu a ospitare una scuola di volo di ITA Airways è un’ipotesi che, al di là degli aspetti logistici, economici e autorizzativi, solleva interrogativi concreti sul piano dell’operatività nei cieli dell’Isola. Oggi l’unica scuola di volo attiva in Sardegna è quella dell’International Flight Training School (IFTS) di Decimomannu, una realtà di eccellenza riconosciuta a livello internazionale.
Le attività addestrative dell’IFTS impegnano in modo significativo gli spazi aerei limitrofi a Fenosu, sia per l’uscita dall’area riservata alle esercitazioni su Capo Frasca, sia lungo rotte di addestramento a bassa quota, intorno ai 1.000 piedi (circa 300 metri). Inserire in questo contesto il traffico aggiuntivo generato da una scuola di volo civile legata a una grande compagnia aerea comporterebbe una complessa sovrapposizione di tempi e spazi. Le interferenze operative tra i due sistemi di addestramento rischierebbero di essere rilevanti, soprattutto se si considera che l’obiettivo primario di qualsiasi scuola di volo – militare o civile – resta la sicurezza.
Il tema assume ancora più peso alla luce dei risultati ottenuti dall’IFTS: solo pochi mesi fa è stato annunciato che anche piloti della United States Air Force si addestreranno a Decimomannu. Un successo che conferma il valore strategico e internazionale della struttura, ma che allo stesso tempo rende lo spazio aereo disponibile sempre più circoscritto e regolato.
In questo scenario, l’eventuale scuola di volo ITA a Fenosu si troverebbe a operare con limitazioni significative, difficilmente compatibili con le esigenze addestrative di una compagnia aerea di primo piano. Più che una competizione tra scali, quella che si profila è una vera e propria disfida dei cieli, dove la priorità non può che restare l’equilibrio tra sviluppo e sicurezza. Evitando sovrapposizioni che rischiano di penalizzare entrambi i sistemi. (maurizio masala)