
La scintilla è partita dalle aule, ma il malcontento ha presto superato i cancelli delle scuole. In Francia migliaia di studenti stanno protestando per chiedere più insegnanti, edifici adeguati e condizioni di studio migliori. Al loro fianco sono scesi in strada docenti, genitori e sindacati. Una mobilitazione ampia, segnata però anche da scontri con la polizia, incendi e danneggiamenti che hanno aggravato la tensione. Il movimento ha cominciato a prendere forma a metà settembre nella regione parigina. Le prime iniziative contro la carenza di personale hanno trovato un’eco attraverso i social, trasformando problemi vissuti nei singoli istituti in una battaglia condivisa. Il 6 ottobre la protesta ha portato nelle piazze francesi oltre 250mila persone secondo le autorità, mentre gli organizzatori hanno indicato una partecipazione circa doppia. Le ragioni della mobilitazione vanno dalle classi troppo numerose alle lezioni saltate perché i professori assenti non vengono sostituiti fino alle strutture deteriorate e le attrezzature insufficienti. A queste difficoltà si aggiungono giornate scolastiche considerate troppo pesanti e differenze tra istituti che, secondo i manifestanti, finiscono per penalizzare soprattutto chi vive nei quartieri meno favoriti. Per i ragazzi, studiare in una scuola con pochi mezzi significa affrontare il futuro da una posizione di svantaggio. Da qui la richiesta di investimenti capaci di ridurre le disuguaglianze e garantire condizioni di apprendimento adeguate a tutti. Il bilancio per il 2027 prevede un aumento dell’1,7% delle risorse destinate all’istruzione, inferiore all’inflazione. Una crescita che, pur aumentando gli stanziamenti sulla carta, rischia di lasciare alle scuole una capacità di spesa più debole. Il governo deve fare i conti con il debito; studenti e insegnanti chiedono che il risanamento non comprometta la qualità dell’istruzione.
Le manifestazioni hanno assunto forme diverse: cortei, assemblee, blocchi degli ingressi e astensioni dalle lezioni. Molte iniziative si sono svolte pacificamente. In alcune città, tra cui Parigi, Lione e Strasburgo, gruppi di manifestanti hanno invece lanciato oggetti contro gli agenti e incendiato cassonetti. Le forze dell’ordine sono intervenute con lacrimogeni e cariche. Nella sola giornata del 6 ottobre sono state fermate quasi cinquecento persone. La gestione dell’ordine pubblico è diventata a sua volta motivo di protesta. Le accuse di un uso eccessivo della forza, soprattutto contro minorenni, hanno accresciuto la rabbia di studenti e famiglie. A Lens un ragazzo di quindici anni ha perso una mano durante un episodio sul quale sono in corso accertamenti. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez, indicando il possibile coinvolgimento di una granata assordante, ha sospeso l’impiego di questi dispositivi nelle proteste dei liceali in attesa di chiarire quanto accaduto. Il governo accusa la sinistra radicale di alimentare la tensione; le opposizioni contestano la risposta dell’esecutivo e chiedono di affrontare le rivendicazioni degli studenti. Il premier Sébastien Lecornu ha promesso proposte entro la fine di ottobre, condannando contemporaneamente le violenze e assicurando accertamenti sugli eventuali abusi della polizia.


