
Per trovare un cuoco possono servire quasi cinque mesi, perché mancano i candidati. Non è una leggenda da bar ma sono i dati del rapporto Excelsior di Unioncamere. In Sardegna il 47% delle assunzioni programmate dalle imprese riguarda profili difficili da reperire, soprattutto in questi settori: turismo, servizi, edilizia e competenze digitali. Per Fipe Confcommercio è un problema strutturale. “Il nostro settore – spiega l’associazione – ha delle criticità e non abbiamo interesse a nasconderle. Ma proprio per questo dobbiamo capire fino in fondo perché oggi tante imprese che cercano personale non riescano a trovarlo. Il mercato del lavoro è cambiato e servono strumenti nuovi per rispondere a esigenze nuove”. Sul fronte delle retribuzioni, Fipe richiama il contratto dei pubblici esercizi. Dal primo giugno 2026 il minimo contrattuale è pari a 1.693 euro (lordi mensili) per il quarto livello e 1.390 euro per il settimo livello. Un dato che, sottolinea l’associazione, deve essere letto insieme a un altro: il 59% dei dipendenti del settore lavora part-time, mentre il 60,5% ha un contratto a tempo indeterminato.
E nel settore della manifattura non va meglio: “La Sardegna starà forse crescendo più della media italiana, ma non recupera il divario esistente e, soprattutto, continua a essere caratterizzata da una base manifatturiera estremamente debole e concentrata in pochi comparti” Lo sostiene il nuovo report del Centro Studi di Confindustria Sardegna, intitolato “La manifattura da potenziare: il divario produttivo della Sardegna”. Nel 2023 il settore ha generato in Sardegna circa 2,33 miliardi di euro di valore aggiunto, pari ad appena il 6,2% del totale regionale, contro una quota nazionale del 17,2%: la manifattura produce nell’Isola soltanto 1.478 euro per abitante, contro i 5.622 euro della media italiana. Secondo gli analisti di Confindustria “Se la manifattura avesse in Sardegna la stessa incidenza osservata a livello nazionale, il suo valore aggiunto raggiungerebbe circa 6,5 miliardi di euro. Rispetto agli attuali 2,3 miliardi, la differenza supera i 4,1 miliardi, una cifra prossima al 10% del PIL regionale”.


