La Sardegna brucia, Valentina Bacciu (Cnr) avverte: “Non c’è pianificazione, così il fuoco vince ogni estate”

Incendio in Sardegna

Le fiamme hanno già devastato Villasimius, Cala Liberotto, Villacidro, Villaspeciosa. La Sardegna brucia e il copione si ripete ogni estate, identico e implacabile. Mentre la politica rincorre l’emergenza, la scienza chiede un cambio di rotta. Valentina Bacciu, ricercatrice del Cnr e tra le voci più autorevoli nei progetti internazionali sul rischio incendi, indica con chiarezza dove sono le falle e quali strade servono per fermare il fuoco prima che divampi.

Perché non basta più la logica emergenziale e occorre una strategia diversa?

Finora si è agito troppo in logica emergenziale: si interviene quando il fuoco è già partito. Noi dobbiamo costruire una strategia diversa, condivisa, fatta di pianificazione e prevenzione. È l’unica strada per ridurre il rischio.

Per quale motivo la politica fatica a imboccare questa strada?

Perché la prevenzione è una “cultura senza applausi”. Evita i danni, ma non si vede. Nessun politico ama misure i cui risultati arrivano nel lungo termine. Però dobbiamo accettare che non ci sono scorciatoie: è l’unica via possibile.

Nella gestione del rischio, quanto conta la comunicazione pubblica?

Conta tantissimo, e oggi sbagliamo approccio. I titoli parlano solo di “inferno di fuoco” o “distruzione”. È un racconto che cattura l’attenzione ma non spiega nulla e lascia in ombra la prevenzione. Dovremmo riuscire a tenere alta l’attenzione anche d’inverno, raccontando ciò che si fa per ridurre il rischio, non solo quando il fuoco divampa.
Esistono esperienze italiane che mostrano che un altro modello è possibile? Sì. La Toscana e il Piemonte hanno già avviato percorsi di integrazione tra pianificazione forestale e prevenzione incendi. Sono esempi da cui prendere spunto. Il progetto Medstar 2 a cui partecipa il Cnr: quali obiettivi concreti si pone? È coordinato dal Cnr e cofinanziato dal programma Interreg Italia-Francia con fondi europei. Coinvolge Sardegna, Toscana, Liguria, Corsica e Paca. L’obiettivo è spingere tecnici e pianificatori a integrare pianificazione territoriale e prevenzione incendi, e rendere le comunità più resilienti.
In che modo le comunità locali vengono coinvolte in questo percorso? Abbiamo selezionato una serie di casi studio in varie regioni: lì si lavorerà con gli abitanti per costruire percorsi di resilienza, che poi potranno essere replicati altrove. Non è comunicazione dall’alto, è coinvolgimento diretto. Che ruolo può avere l’educazione, a partire dalle scuole, per costruire una cultura della prevenzione? È fondamentale. Non solo per i proprietari terrieri, ma già per i bambini. Negli anni ’80 e ’90 si parlava molto di rifiuti e riciclo, oggi serve la stessa attenzione sugli incendi. In Sardegna, con la rete Infeas, abbiamo già fatto lezioni con insegnanti: è un primo passo per far crescere consapevolezza e cambiare i comportamenti.
prova
cropped-favicon-sn24.png
Condividi

Articoli correlati