
Hanno preparato diverse migliaia di persone ad affrontare il temutissimo esame per diventare avvocato, affiancandole nella sfida per arrivare all’agognata toga, e sono arrivati alla “veneranda” età di 25 anni di attività che – in una professione in continua evoluzione – rappresenta più una tappa che un traguardo. Alberto Filippini, avvocato cagliaritano e fondatore della scuola di formazione forense “abcLEX”, ripercorre con misurato orgoglio il cammino intrapreso: “Sono avvocato e all’epoca sentivo che mancava una scuola per preparare i laureati in Giurisprudenza all’esame. Volevamo colmare un vuoto.”
La sfida cominciò nella prima sede, una semplice postazione ricavata in un call center. “Eravamo precari e muovevamo i primi passi in un clima in cui qualcuno si domandava chi fossimo e come potessimo permetterci di fare formazione. Ma abbiamo superato remore e muretti a secco.” Nel frattempo il mondo dell’avvocatura è profondamente cambiato. “Agli inizi degli anni Duemila – spiega Filippini – si presentavano all’esame 1.200-1.300 persone e le prove si svolgevano in Fiera. Oggi sono una settantina, nella palestra di una scuola.” I motivi? “Diversi. Il colpo di grazia è stato il Covid: gli avvocati hanno sofferto più di altre categorie le limitazioni – non poter incontrare i clienti, non poter entrare nei palazzi di giustizia, non poter lavorare. In parallelo si sono sbloccate le assunzioni nella pubblica amministrazione, con molti concorsi, soprattutto in ambito giudiziario. I giovani hanno preferito la sicurezza.”
Per Filippini, però, la professione resta un’opportunità una sfida ambiziosa: “A chi si iscrive a Giurisprudenza consiglio prima di tutto di studiare molto, perché farà la differenza. E di guardarsi intorno: l’avvocato è sempre più una figura dinamica, che non aspetta che suoni il campanello dello studio. Può avere ruoli nelle società, nelle amministrazioni di condominio, in tanti ambiti nuovi.” Il secondo consiglio è trovare una nicchia: “Occuparsi di un settore in cui c’è spazio di crescita. Io mi sono dedicato al diritto dell’immigrazione quando era poco praticato: andare dove gli altri non vogliono è spesso la chiave per emergere.”
La scuola “abcLEX” non teme l’intelligenza artificiale. Anzi, l’ha affrontata in anticipo. “Una decina di anni fa – racconta Filippini – abbiamo comprato un robot e lo abbiamo addestrato: con tutti i limiti di allora, ma rispondeva alle domande. Si dice che l’AI sarà solo un supporto e non sostituirà i professionisti, ma con la velocità con cui sta entrando nelle libere professioni credo che il cambiamento sarà molto più invasivo.” Anche ora, però, la ricetta resta la stessa di 25 anni fa: studiare. (a.s.)


