
Se la Sardegna fosse un posto normale nell’ex acciaieria Fass di viale Elmas sorgerebbe il nuovo polo fieristico. Logisticamente perfetto, a due passi dallo scalo aeroportuale che ogni anno cresce di più. Invece è andata diversamente e nel giro di pochi mesi la Fass del gruppo Pellegrini è diventata il più grande centro commerciale della Sardegna, che nei giorni dell’apertura ha toccato 20 mila presenze. E la Fiera di Cagliari è rimasta in viale Diaz, colore anni ’80, ancora alla ricerca di un’identità che aveva e che non trova più. Qualche concerto non basta a giustificare una struttura così, con un management che fa quello che può ma senza istruzioni chiare, senza una cabina politica di regia, dove vuoi che vada.
Comune di Cagliari e Regione per ora non si esprimono ma la posizione invece è chiara sul fronte degli aeroporti. Anzi, più chiara di così non può essere: accogliendo la posizione del Pd (area Cabras, che vuol dire in sintesi tutto il Pd sardo e gruppo Bper), la Giunta Todde ha deliberato nei giorni scorsi 30 milioni di euro da destinare alla nuova società di gestione degli scali di Olbia, Alghero e Cagliari da mettere in piedi con il fondo F2I. Cioè la finanzia italiana che conta, probabilmente l’unica che può reggere un’operazione industriale così e incrementare tutto l’anno i flussi turistici diretti in Sardegna.
Tutto questo ha un prezzo da pagare, quello di chi si sente escluso o sconfitto. Giornalisti e imprenditori, grandi manager e politici: c’è di tutto in questa curva sud afflitta dal FASStidio. Ci sono motivazioni nobili e meno nobili, preoccupazioni sincere e argomenti pelosi. Come in tutte le fasi di svolta della Sardegna, anche oggi ci si divide invece di cercare una via per il bene comune. Ce ne faremo una Regione e nel dubbio un gastroprotettore aiuta sempre. (red)


