Rebibbia, sei giorni senza telefonate ai familiari: ripristino provvisorio per oltre 1.500 detenuti

La garante Valentina Calderone chiede di ripensare il sistema delle comunicazioni in carcere
Il carcere di Rebibbia

Per sei giorni le persone detenute nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, a Roma, non hanno potuto telefonare ai familiari e agli avvocati né effettuare videochiamate. Il guasto alle linee telefoniche e internet ha interessato un istituto che ospita oltre 1.500 persone. A raccontare il disservizio è stata la trasmissione Radio Carcere di Radio Radicale del 17 settembre, attraverso una lettera dei detenuti e un’intervista a Valentina Calderone, garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma Capitale. Per chi ha la famiglia lontana, l’interruzione ha significato giorni senza poter dare proprie notizie. Il problema ha coinvolto anche il centralino esterno dell’istituto, rendendo più difficile per i familiari ottenere informazioni. Nella lettera letta durante la trasmissione, un gruppo di detenuti ha segnalato il disagio e annunciato una protesta con lo sciopero della fame.

Al momento della puntata, le chiamate in uscita e le videochiamate erano riprese grazie a una soluzione provvisoria. Calderone ha però spiegato che il guasto generale non risultava ancora definitivamente risolto e che il centralino esterno restava fuori servizio. Non si tratta quindi, nelle informazioni diffuse allora, di una riparazione completa. L’episodio riapre la delicata e complessa questione dei rapporti con l’esterno. Calderone ha definito anacronistico l’attuale sistema delle telefonate e proposto di valutare cellulari controllati, con numeri autorizzati, come già avviene in altri Paesi europei. Una riflessione che parte da Rebibbia, ma riguarda il peso che anche un guasto tecnico può avere sui legami familiari e sull’accesso alla difesa.

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