Roberto Ferrara è campione del Virus Power National Trophy 1000: dal furgone del papà al titolo italiano SBK

Dietro il titolo, una storia di sacrifici, di anni di stop per mancanza di budget e di una ripartenza coraggiosa
Roberto ferrara con la tabella N°1

È di Roberto Ferrara il titolo 2026 del Virus Power National Trophy 1000, il campionato organizzato dal Moto Club Spoleto e inserito nel programma della Coppa Italia Velocità. Il pilota sardo ha conquistato il successo nell’ultimo round, il Motor Bike Expo Round di Misano, domenica 4 ottobre, chiudendo al terzo posto una gara corsa, come ha sottolineato il sito ufficiale del trofeo, con grande intelligenza tattica.
La corsa è stata vinta da Cristian Lolli, capace di imporre nel finale un ritmo che gli altri non hanno potuto sostenere. Secondo è arrivato Marco Marcheluzzo, il rivale diretto nella lotta per il titolo, partito dalla pole e rimasto in corsa fino a quando alcuni problemi fisici ne hanno limitato il ritmo. Il terzo posto di Ferrara è bastato per blindare matematicamente la vetta della classifica: il sardo ha amministrato il vantaggio accumulato in stagione, senza rischi inutili, respingendo con lucidità gli attacchi del campione uscente Francesco Ciacci.

Un campionato in cinque atti

Il National Trophy 1000 è un campionato in cinque round, con una sola gara per ogni appuntamento: ogni errore pesa, e ogni punto conta. Ferrara è salito sul podio in tutte e cinque le occasioni.
Ripercorriamo le tappe del cammino di Ferrara che l’ha visto praticamente sempre leader della classifica.
L’apertura è quella del 3570.it Round. Marcheluzzo, partito dalla pole, comanda fino a pochi giri dalla fine, quando un problema fisico lo costringe a rallentare e lascia strada a Ciacci, su BMW. Ferrara, al debutto stagionale con il Team RR e la sua Ducati, chiude terzo: un podio che vale subito punti pesanti. Nel Tomasini Francia Round arriva la prima vittoria stagionale. Dieci giri di duello con Alessandro Andreozzi, rientrato dopo mesi di inattività, con i due che si scambiano più volte la posizione fino all’ultimo giro: Ferrara taglia il traguardo davanti per pochi centesimi. Alle loro spalle Lolli, autore di una rimonta dall’ultimo al terzo posto, mentre il poleman Marcheluzzo cade proprio all’ultimo giro. Ferrara diventa leader della classifica, 41 punti contro i 38 di Ciacci. Il Sitta Round, sulla distanza di dodici giri, è dominato da Andy Verdoia su Honda. Dietro di lui Marcheluzzo, di ritorno da un intervento chirurgico al braccio, e Ferrara al terzo posto: 16 punti che lo portano a quota 57 e gli consentono di restare al comando, mentre l’avversario accorcia. Nel Thermal Technology Round, penultimo atto, Ferrara conquista la pole e per quasi tutta la gara accarezza la vittoria. Ma Marcheluzzo, al termine di un ultimo giro al limite, lo supera sul filo di lana. Il secondo posto lascia il sardo davanti in classifica per 12 punti e rimanda il verdetto all’ultima gara. Il finale è un testa a testa annunciato. In qualifica Ferrara conquista la prima fila con il terzo tempo, a poco più di quattro decimi dal poleman Marcheluzzo. In gara basta un podio per chiudere i conti: il titolo è suo, e sarà premiato a Verona, in occasione del Motor Bike Expo 2027.

La storia di Roberto: il riscatto di chi non ha mai smesso di crederci

Chi conosce la storia di Ferrara sa che questo titolo è anche altro. Il primo ricordo di Roberto è quello di un bambino sul furgone con il padre, appassionato motociclista amatoriale che girava le piste con una Suzuki 1000. «Papà andava in pista con gli amici, io andavo sempre con lui: mi piaceva stare nel box, aiutarlo con il cavalletto», ha raccontato. A quattro anni arriva la prima minimoto, poi le gare nei paesi, i campionati regionali, le prime trasferte fuori dalla Sardegna. Per un ragazzo sardo, inseguire il sogno della velocità significa fare i conti con la distanza: il mare da attraversare per raggiungere circuiti che si trovano quasi tutti sul continente, trasferte lunghe e costose, e un budget che, in una famiglia che corre per passione, non basta mai. Nel primo anno in MiniGP, padre e figlio hanno girato da soli, con il furgone e la moto, per misurarsi con piloti che oggi sono arrivati al Mondiale, come Kevin Zannoni e Dennis Foggia. «Pensavamo di andare fortissimo e invece abbiamo preso un sacco di bastonate», ricorda con ironia.

Quando la forza di volontà incontra il talento

Il talento c’era, e lo dicono i risultati: i titoli UISP di minimoto, i piazzamenti nei primi cinque del campionato italiano, il terzo posto nel 2013 con il team ufficiale in MiniGP, con il titolo perso per pochi punti dopo che l’ultima gara fu annullata per maltempo. Poi, quando doveva arrivare il salto nella PreMoto3 insieme agli avversari di sempre, il budget è finito. «Ci siamo fermati per problemi di budget», racconta, «e non ci speravo neanche più di tornare a correre». Una wildcard a Misano nel 2014, con la rimonta sul bagnato interrotta da una caduta e da un polso rotto, e poi sette anni lontano dalle gare. In quegli anni Roberto ha lavorato nell’officina del padre, mettendo da parte i risparmi per tornare in sella. Il ritorno è arrivato nel 2021, con la vittoria nella classe 600 Pro del Trofeo Italiano Amatori, poi il CIV Supersport 600 con la Yamaha del Team Officina dei Talenti nel 2022 e 2023 e, nel 2025, il debutto in Superbike con la Ducati del Team RR. Oggi il titolo di Misano chiude il cerchio: la dimostrazione che, anche quando la strada sembra chiusa, la forza di volontà può riaprirla.

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