Ryanair, la Sardegna e la “municipal tax”: il nuovo volto della trattativa low-cost

Ryanair voli low coast

C’è qualcosa di paradossale nella trattativa tra la Regione Sardegna e Ryanair sulla sospensione dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco. Da un lato, la compagnia irlandese – campionessa indiscussa della politica del biglietto stracciato – spinge per una cancellazione totale della tassa. Dall’altro, l’amministrazione regionale cerca di barcamenarsi tra la necessità di attirare più voli (e quindi più turisti e connessioni) e il rischio di svendere troppo a buon mercato le chiavi di casa.

Un compromesso invernale

Il punto d’incontro è arrivato il 15 marzo scorso, con una lettera inviata dall’assessorato regionale ai Trasporti a Ryanair: un’apertura alla sospensione dell’addizionale comunale esclusivamente per la stagione invernale IATA. Il ragionamento è chiaro: se gli aerei volano vuoti tra ottobre e marzo, tanto vale eliminare l’ostacolo fiscale e lasciare che il vento del mercato spinga le compagnie a investire sulla tratta anche nei mesi freddi. Ma non è una resa incondizionata: in cambio, Ryanair (e chiunque altro voglia approfittarne) dovrà garantire più voli, più passeggeri, più connessioni.

Barbara Manca, assessora regionale ai Trasporti, lo ha spiegato con la precisione di chi sa di giocare una partita politica delicata: «L’abolizione dell’addizionale comunale nei mesi con minore affluenza rappresenta uno strumento strategico per incentivare le compagnie aeree a investire sulla nostra Isola tutto l’anno». Tradotto: se volete la sospensione della tassa, dovete darci qualcosa in cambio.

Il precedente delle altre regioni

La Sardegna non è sola in questo gioco di equilibri. Calabria, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia hanno già adottato strategie simili, con costi relativamente contenuti per i bilanci regionali. La differenza è che, per la Sardegna, la richiesta di Ryanair di abolire la tassa per tutti i 12 mesi dell’anno sarebbe costata la bellezza di 34 milioni di euro – quasi il doppio di quanto speso complessivamente dalle altre tre regioni messe insieme. E qui emerge un altro problema: il rischio di stimolare ulteriormente il turismo estivo, già saturo e poco sostenibile, a scapito di un vero equilibrio stagionale.

Continuità territoriale e nuove rotte

Il punto centrale, oltre ai numeri, è l’accessibilità dell’isola. Chiunque abbia mai cercato di uscire dalla Sardegna fuori stagione sa che la missione può trasformarsi in un’odissea fatta di scali improbabili e biglietti dal costo surreale. La Regione prova allora a giocare su più tavoli: la continuità territoriale con Roma e Milano resta la pietra angolare, con voli agevolati per residenti e categorie protette, ma la scommessa vera è rendere la Sardegna più connessa anche nei mesi meno attraenti per il turismo di massa.

Il nuovo bando “Nuove rotte”, in via di pubblicazione, dovrebbe servire proprio a questo: creare un sistema di incentivi per le compagnie che decidano di investire sulla Sardegna in maniera più strutturata, senza limitarsi al classico mordi-e-fuggi estivo.

Chi vince e chi perde?

A ben guardare, questa partita non ha vincitori netti. Ryanair ottiene una parziale concessione ma non il bottino grosso; la Regione evita di dissanguarsi economicamente, ma non può garantire con certezza che la mossa porterà ai risultati sperati. E i cittadini sardi? Forse – e il condizionale è d’obbligo – vedranno qualche volo in più nei mesi invernali, magari a prezzi più abbordabili.

La vera domanda è: questa strategia basterà a far uscire la Sardegna dal suo isolamento stagionale, o finirà per essere l’ennesima tregua temporanea in una guerra senza fine tra costi, esigenze locali e logiche del mercato globale? Ai voli l’ardua sentenza.

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