Sanità, Cappellacci (FI): TAR certifica operato illegittimo e fallimentare della Todde

“La sentenza conferma su tutta la linea la denuncia della mia interrogazione”
Ugo Cappellacci

A poche settimane dalla sentenza della corte costituzionale che ha dichiarato illegittime le norme della riforma sanitaria sui commissariamenti, la sentenza del TAR che ha accolto il ricorso di Flavio Sensi, il direttore generale rimosso dalla ASL di Sassari, annullando la delibera, è un duro colpo per la Giunta Todde. Tra i primi a intervenire, Ugo Cappellacci, presidente della commissione Affari Sociali e Salute della Camera dei deputati, che aveva già presentato un’interrogazione parlamentare per contestare l’operato della presidente: “La sentenza del TAR – ha dichiarato- certifica in modo inequivocabile ciò che avevo già denunciato: i commissariamenti della sanità sarda sono stati illegittimi. Non si tratta di un’opinione politica ma di una pronuncia giudiziaria che smonta alla radice l’impianto con cui la Giunta guidata da Alessandra Todde ha messo mano alla sanità regionale. Avevo chiesto al Governo – ricorda Cappellacci- di verificare la legittimità dei commissariamenti, avevo denunciato il rischio di atti nulli, avevo parlato di caos amministrativo e del vuoto di governance. La sentenza mi dà pienamente ragione.” Per il presidente della Commissione è un fatto gravissimo: “La sanità sarda è stata governata con strumenti dichiarati illegittimi, azzerando direttori generali, creando instabilità, compromettendo continuità gestionale e credibilità istituzionale.”

Le responsabilità hanno nome e cogome

Per Cappellacci questo “sancisce il fallimento totale della gestione Todde sulla sanità. Non un errore, non una una svista, ma incapacità strutturale di governare un sistema complesso. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: aziende sanitarie paralizzate, decisioni esposte al rischio di annullamento, cittadini ostaggio di una guerra politica giocata sulla loro pelle. Chi governa la sanità deve sapere cosa fa. Invece, si è agito senza rispetto delle regole, e oggi il conto arriva tutto insieme. La sanità non può essere un laboratorio di improvvisazione. La sentenza lo dice chiaramente e la responsabilità politica ha un nome e un cognome.”

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