Santa Teresa, gli attivisti: “La sindaca dice che gli israeliani non sono militari? Minimizza, è un caso documentato”

Gli attivisti di Lungoni per la Palestina mentre protestano davanti al resort

La sindaca Nadia Matta: “Non sono militari, ma civili regolari”. Gli attivisti di Lungoni per la Palestina: “Non sono voci, i mass media e il Parlamento confermano la presenza di soldati”.

Si apre così lo scontro a Santa Teresa Gallura, dopo il comunicato con cui la prima cittadina ha provato a chiudere la polemica scoppiata per la vacanza di cittadini israeliani in un resort locale. Secondo la sindaca, le verifiche delle forze dell’ordine escludono qualsiasi presenza di militari. Il collettivo replica che il Comune minimizza e che non basta rifugiarsi nella formula delle competenze istituzionali.

“Il silenzio è una scelta politica”, scrivono gli attivisti di Santa Teresa, ricordando che il Comune “non può lavarsene le mani e deve prendere posizione quando la comunità è coinvolta in un caso di rilievo nazionale e internazionale”.

Il Collettivo Lungoni per la Palestina respinge anche l’accusa di insulti e razzismo rivolta dalla sindaca. Rivendicano proteste nonviolente e spiegano che la mobilitazione è contro “la macchina di guerra e l’industria del colonialismo non contro le persone. Criticare Israele non significa odiare gli israeliani”, precisano.

La linea politica espressa dal Comune: “Noi stiamo dalla parte della pace, contro tutte le guerre”, viene bollata come ipocrita: “Non si può parlare di pace mentre qui si ospitano militari che bombardano Gaza” affermano gli attivisti.

Il collettivo elenca poi proposte protocollate da mesi e mai discusse: la condanna dell’intercettazione della Freedom Flotilla, lo stop a ogni cooperazione militare, maggiore trasparenza negli appalti, gemellaggi simbolici e la creazione di spazi di memoria.

Nella loro nota denunciano anche che la scorta armata agli ospiti contestati grava sulle casse pubbliche, senza che la cittadinanza riceva chiarimenti. La richiesta finale alla sindaca è di rispondere ufficialmente alle proposte e “smettere di minimizzare un caso che – sostengono – ha ormai travolto non solo un resort ma l’immagine stessa della comunità”.

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