Sardegna patrimonio di voci da custodire

Una proposta di legge per salvaguardare musica tradizionale e poesia improvvisata
poesia improvvisata

La poesia improvvisata è una delle espressioni più alte e originali della cultura sarda. Un’arte nella quale la parola diventa confronto, il verso nasce nell’immediatezza e la lingua rivela tutta la propria ricchezza. Per generazioni ha animato le piazze dell’Isola, trasformandole in luoghi di cultura, intelligenza e partecipazione collettiva. Oggi quella straordinaria eredità rischia di perdere interpreti e occasioni di trasmissione. È su questo patrimonio che si concentra ora l’attenzione del Consiglio regionale.
La Commissione Cultura, presieduta da Camilla Soru, ha avviato le audizioni sulla proposta di legge per la tutela della musica tradizionale sarda e della poesia improvvisata. Un patrimonio che comprende il canto a tenore, il canto a cuncordu, il canto a chitarra e le launeddas, espressioni profondamente legate all’identità dell’Isola.
Tra le voci ascoltate Leonardo Moro, presidente dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico di Nuoro, insieme agli etnomusicologi Marco Lutzu, dell’Università di Cagliari, e Roberto Milleddu, del Conservatorio di Cagliari. Moro ha richiamato l’esperienza maturata dall’ISRE nella salvaguardia del canto a tenore, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Un percorso costruito attraverso il coinvolgimento diretto delle comunità, che potrebbe diventare un modello anche per altre espressioni culturali.
“Lo stesso può essere fatto anche con la poesia improvvisata, che merita di essere tutelata alla pari del canto a tenore”, ha sottolineato Moro.
Bernardu Zizi, Remundu Piras, Barore Tucone e Peppe Sozu hanno lasciato un’eredità che vive nella memoria collettiva, affidando alla forza della parola la capacità di emozionare, interrogare e interpretare il proprio tempo. Le loro gare poetiche hanno rappresentato autentici esercizi di dialettica, cultura e libertà espressiva.

Oggi la sfida è consegnare quella lezione a una nuova generazione di poeti, perché il talento dell’improvvisazione continui a rinnovarsi senza perdere la profondità della lingua e del pensiero.
Il rischio di estinzione di questa forma espressiva è stato evidenziato da Marco Lutzu, mentre Roberto Milleddu ha richiamato la necessità di riportare musica e poesia tradizionale nelle scuole, avvicinando i giovani anche alla conoscenza della lingua sarda. La proposta di legge, presentata dal gruppo Orizzonte Comune con primo firmatario Salvatore Cau, prevede un milione di euro all’anno per il prossimo triennio per sostenere formazione, ricerca, documentazione e diffusione delle diverse espressioni musicali e poetiche.
Nel corso dell’audizione Moro ha inoltre suggerito di valutare l’inserimento del canto polifonico tradizionale nel provvedimento. La presidente Soru ha ricordato che questa espressione è già tutelata dalla legge regionale 64 del 1986. Le audizioni proseguiranno nei prossimi giorni. Il contributo dell’ISRE, istituzione che da Nuoro opera da decenni nella conoscenza e valorizzazione del patrimonio culturale sardo, offre un riferimento importante per tradurre la tutela in iniziative concrete.
La sfida più ambiziosa è restituire alla poesia improvvisata il posto che merita nella vita culturale della Sardegna. Perché in quei versi nati davanti a una piazza si riconoscono la profondità di una lingua e una tradizione intellettuale che ha fatto del confronto pubblico una forma d’arte. Preservarla significa dare continuità a una delle espressioni più originali della cultura sarda, affinché la forza della parola e la libertà del pensiero trovino nelle nuove generazioni nuovi interpreti e nuove voci. (Elena Carta)

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