
Un’intera comunità si è fermata per piangere Gaia Costa. La giovane di 24 anni, originaria di Tempio, è morta ieri a Porto Cervo dopo essere stata investita da un suv mentre attraversava sulle strisce pedonali in via Aga Khan. Alla guida del mezzo una turista tedesca, ora indagata per omicidio stradale. L’impatto è stato violentissimo: Gaia, che lavorava come babysitter stagionale, è morta sul colpo.
A Tempio la notizia ha colpito come un’onda improvvisa. Il sindaco Gianni Addis ha proclamato il lutto cittadino e disposto l’annullamento di tutte le manifestazioni pubbliche, compreso il Faber Festival, in programma nei prossimi giorni. Un gesto sobrio e immediato, in sintonia con il dolore collettivo che ha attraversato la città e l’intera Gallura.
Gaia Costa era una ragazza radicata e aperta al mondo: padre tempiese, madre cagliaritana, viveva tra nord e sud dell’isola, portando con sé un’identità sarda giovane, dinamica e profonda. Faceva parte del gruppo folk Quartiere Villanova di Cagliari e molti la ricordano per la grazia, la sensibilità e il sorriso costante. “Bellissima nell’aspetto, ma ancora di più nell’animo”, scrivono amici e conoscenti.
Ora resta il silenzio, l’incredulità, e una domanda che non può trovare risposta. La magistratura farà il suo corso, ma per chi resta – familiari, amici, la sua città – il tempo si è fermato a quel passaggio pedonale di Porto Cervo, dove Gaia ha perso la vita mentre camminava verso il lavoro.
A Tempio nessuno dimenticherà quel nome, e il senso di vuoto che si è aperto nella comunità. Un vuoto che solo la memoria e il rispetto potranno abitare.


