
Torna su internet Sardinia Post, la testata giornalistica sarda protagonista di un pesante fallimento. Telebari, emittente televisiva con più di mezzo secolo alle spalle, ha rilevato per 20 mila euro la testata fallita dopo 13 anni di pubblicazioni e ora si prepara alla ripresa delle pubblicazioni in un settore, quello digitale, affollato pesantemente da Unione Sarda, La Nuova Sardegna e Casteddu on line oltre che da una decina di testate minori che comunque raccolgono pubblicità. La direzione giornalistica ed editoriale, da quanto si viene a sapere, resterà salda nelle mani della famiglia Mazzitelli mentre il coordinamento della redazione è affidato a un giornalista pensionato ex Unione Sarda, Vito Fiori. In redazione, per ora, nessun nome di peso ma sono possibili acquisti dell’ultim’ora, visti i pre pensionamenti appena effettuati dall’Unione Sarda che proseguiranno per tutto il 2026. La redazione c’è già, alla Manifattura Tabacchi dove già da tempo si è insediata Telesardegna di Anthony Muroni. Ed è scontato ipotizzare che tra vicini di casa si aprano spazi per collaborazioni. L’unico dubbio è legato alle motivazioni di questo investimento: perché un editore pugliese tenta l’ingresso in un sistema informativo così lontano e già saturo? Un mistero, destinato presto a chiarirsi.
Sardinia Post era stato fondato nell’ottobre del 2012 dall’editore ICO 2006 s.r.l., che allora era controllato dall’armatore Vincenzo Onorato, proprietario della compagnia Moby Lines. Il primo direttore fu Giovanni Maria Bellu, ex inviato di Repubblica ed ex condirettore dell’ Unità. Iniziò a pubblicare anche una versione cartacea, che veniva distribuita non solo in edicola, ma anche a bordo delle navi di Onorato. Nel 2018 Bellu si dimise in seguito a un confronto con l’editore, che voleva un giornale meno progressista. Con Bellu – che fu sostituito da Guido Paglia, che era stato vicedirettore del Giornale – se ne andarono anche diversi giornalisti. Ma i maggiori problemi arrivarono dopo il Covid, quando la società di Onorato entrò in crisi e il giornale perse il 50% dei ricavi. Le uniche entrate erano quelle pubblicitarie, ma sempre molto scarne: il giornale viveva con l’apporto di Onorato. Da lì una strana sempre più in salita, fino alla cessazione delle pubblicazioni. E ora l’arrivo della compagine pugliese, per cambiare pagina. (red)