Tunis: l’alternativa al Campo largo esiste e parte dai territori

Dopo il record di eletti alle provinciali Sardegna al centro 20Venti prepara i congressi
Stefano Tunis

Stefano Tunis, consigliere regionale e fondatore di Sardegna2020 a ruota libera sul presente il futuro del suo movimento e della politica sarda dal giudizio severo sul campo largo, alla rappresentanza dei territori, passando per i congressi e gli scenari nazionali. Alle provinciali il suo movimento ha conseguito record di eletti: due a Cagliari, uno a Sassari, uno Sulcis e tre Medio Campidano e intende recitare sempre più un ruolo da protagonista nello scenario regionale.

Più bravi nei consensi o a stringere accordi?

Diamo la possibilità a chi amministra e ha consenso nei territori di essere protagonista della politica regionale.

Un voto alla giunta Todde.

Uno perché zero non si può dare. Ci sono episodi nei quali alcuni assessori si sono dimostrati più affidabili e lineari nelle singole posizioni ma il giudizio deve essere dato complessivamente, non individuale. Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. E’ irrilevante che abbiano risorse a disposizione con la Finanziaria mentre pensano ai rimpasti perché non sanno come spenderle. Certamente hanno penalizzato gli enti locali, che sono quelli che hanno dimostrato maggiore qualità nella spesa dei fondi pubblici.

L’alternativa da dove parte?

Per quanto ci riguarda dall’organizzazione del movimento che finora si è basato sull’autorevolezza e sul consenso dei suoi amministratori, che ora si stanno costituendo come classe dirigente attraverso i congressi. La Sardegna ha bisogno di un progetto ambizioso di sviluppo economico che parta dalla configurazione energetica robusta e sostenibile dal punto di vista ambientale. Inoltre la mia vocazione mi porta alle politiche sociali e del lavoro, che al momento sono archeologia dal punto di. vista degli strumenti e devono essere riscritte da cima a fondo.

Come va con Antonello Peru?

Alla grande. Non solo siamo ottimi amici ma anche decisamente complementari. E’ un bravissimo consigliere regionale e guida il gruppo con energia e saggezza.

Dopo il sindaco Floris Cagliari non è più centrale

Il cagliaricentrismo non è un disvalore ma la caratteristica che dovrebbe avere un capoluogo di guidare di una comunità più vasta. Mi pare pacifico che con il sindaco Floris abbia raggiunto la sua massima espressione. Era il periodo di piena maturità del centrodestra, che era largo, compatto.

Quale leader nazionale vi piace d i più?

Non è nella nostra cultura il leaderismo che dopo Berlusoni assume un significato da rivedere. Certamente l’auspicio sarebbe che Giorgia Meloni consolidasse anche in termini nazionali una leadership, che in questo momento le viene attribuita a livello internazionale. Guardando all’esperienza troppo breve del Popolo della Libertà occorre tornare a immaginare un centrodestra di molti, aperto, popolare, come è stata la Democrazia Cristiana.

Sarete l’ago della bilancia nell’isola?

Non siamo Interessati alla politica dei due forni. Siamo un movimento civico incardinato saldamente nel centrodestra e radicalmente alternativo al campo largo. Naturalmente nella nostra parte di campo puntiamo ad essere una voce sempre più autorevole.

Quanto conta la sua tradizione DC?

Molto sul piano di valori anche perché ho potuto “esercitarla” in pieno nella bellissima esperienza del PDL che rappresenta il massimo livello di passione nel mio impegno politico.

Come deve essere il prossimo governatore?

Orientato allo sviluppo, rivoluzionario nelle soluzioni e moderato nei comportamenti. (red)

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