La cagliaritana che ha fatto del vintage un lavoro: la storia di Yayavera
Quando ha raggiunto un punto di svolta?
Durante la pandemia ho deciso di dare una direzione più chiara a quello che stavo costruendo e trasformare questa passione in un vero percorso professionale. Oggi, anche se il mio tono resta diretto e personale, come una chiacchierata tra amiche, mi richiede impegno e costanza.
Come ha preso vita “Le BonBon Vintage”?
È nato quasi per caso. Ero in un momento di svolta personale. Ricordo una storia su Instagram, fatta di getto appena uscita dalla palestra: stavo chiudendo un capitolo della mia vita che non era andato come mi aspettavo.
Cosa accadde?
Quel momento mi ha spinta a cercare una nuova strada e a trovare il coraggio di lanciarmi in una nuova sfida. In quella storia chiedevo alla mia community di affidarmi le loro borse. Non immaginavo che sarebbe stato solo l’inizio. In poco tempo ho raccolto borse uniche e creato drop (una selezione di borse che viene pubblicata, in un determinato momento con lancio limitato) che hanno acceso entusiasmo. Quello che era nato come un gioco è diventato una sfida concreta: ho aperto la partita iva e trasformato la mia passione in un e-commerce fatto di dedizione e amore per il vintage.
Qual è un aspetto fondamentale secondo lei, da tenere a mente quando qualcuno si avvicina al mondo del vintage e del second hand?
Quello economico. Mi piace far capire che non si tratta solo di stile, ma anche di valore. Voglio creare un punto d’incontro tra chi mi dà fiducia e mi affida le proprie borse e chi cerca pezzi unici, in ottime condizioni e a prezzi accessibili.
Come si immagina il futuro di Le BonBon Vintage?
Il mio sogno è quello di realizzare uno showroom tutto rosa. Curato in ogni dettaglio. Non immagino uno store fisso a Cagliari, almeno non al momento. Il progetto è nato online e mi piace che resti legato a quella dimensione, più libera e flessibile. Però adoro l’idea di continuare ad aprire store temporanei: spazi speciali, curati e immersivi, che permettano di vivere l’esperienza anche dal vivo, ma sempre in modo leggero e dinamico.
Perché ha scelto di chiamare le borse “caramelline”?
L’e-commerce prende il nome da “bonbon”, che in francese significa caramella. Un vezzeggiativo per definire degli oggetti a cui tengo, in cui investo tempo e risorse. Le chiamo “caramelle” perché, proprio come quelle, una tira l’altra.
(a cura di Ludovica Leoni)