
“Non siete i benvenuti”. Così è risuonata ieri sera a Santa Reparata, frazioni di Santa Teresa Gallura, la protesta organizzata contro la presenza di soldati israeliani in vacanza nel nord Sardegna. Pentole, tamburi improvvisati e canti hanno scandito l’appuntamento chiamato “ritmo resistente”, annunciato nei giorni scorsi e poi svolto regolarmente davanti al mare.
L’iniziativa ha raccolto un gruppo eterogeneo di cittadini, associazioni e attivisti che hanno scelto di trasformare il rumore in forma di dissenso politico. Il battito collettivo, fatto di mani, padelle e strumenti portati da casa, ha animato la spiaggia per oltre un’ora, accompagnato da slogan e interventi. Come preannunciato, è stato fatto baccano, senza incidenti né momenti di tensione.
La protesta ha trovato visibilità anche nel centro del paese gallurese: durante la serata di ieri sono comparsi striscioni pro Palestina appesi alle balaustre della terrazza che affaccia sulla piazza centrale. Una scelta simbolica che ha allargato la portata della manifestazione, rendendo tangibile la presenza di un dissenso che non resta confinato alla costa.
La presenza di militari israeliani a Santa Teresa era stata pubblicata in esclusiva da Sardegna Notizie 24, prima testata a documentare l’arrivo dei soldati in un albergo della zona. L’informazione, inizialmente accolta con scetticismo, è stata poi ripresa da altre testate regionali e nazionali e infine approdata in Parlamento. Nei giorni scorsi la senatrice Alessandra Maiorino ha denunciato in aula il caso, parlando di “vacanze mascherate” e sollevando interrogativi sulla compatibilità di queste presenze con la situazione internazionale.
La vicenda continua a dividere la comunità locale. Alcuni residenti partecipano attivamente alle iniziative solidali con la popolazione palestinese, altri guardano con crescente disagio alla visibilità che Santa Teresa sta assumendo in relazione a un conflitto che si combatte a migliaia di chilometri di distanza.
Proprio in queste ore sono in corso nuove iniziative di mobilitazione: il gruppo “Lungoni per la Palestina” ha annunciato ulteriori presìdi e incontri pubblici, con l’intenzione di mantenere alta l’attenzione sulla permanenza dei soldati israeliani nella località gallurese. Nel frattempo la pressione mediatica sul paese continua a crescere vertiginosamente: dopo l’articolo di Sardegna notizie 24 e la denuncia della senatrice Maiorino, tutti i principali giornali italiani hanno puntato il mirino su Santa Teresa: il quale è un paese turistico, e dovrà fare i conti, evidentemente, con possibili problemi reputazionali.


