Medio Campidano, Matta (M5S): “Dalle emergenze ai servizi di prossimità. Così sta cambiando la sanità”
Abbattute 10.500 pratiche di invalidità in tre mesi grazie a una task force dedicata
La nuova direzione generale, con il supporto dell’assessorato regionale alla Sanità, ha messo in campo una task force di sette commissioni dedicate, attive anche con modalità documentale per i casi più gravi. «Nel giro di meno di tre mesi — prosegue Matta — siamo riusciti a sbloccare la situazione, partendo dai malati oncologici, dagli anziani allettati e dai bambini in attesa delle certificazioni necessarie per avere l’insegnante di sostegno a scuola».
Dietro quelle pratiche, ricorda il consigliere, c’è un intero mondo di persone: «Chi chiede il riconoscimento della 104 non cerca un numero, ma un diritto. Senza quella certificazione non puoi attivare l’assistenza domiciliare, né accedere a una RSA o ai servizi sociali di base».
Risolto il primo nodo, l’Asl del Medio Campidano è diventata laboratorio di un nuovo modello organizzativo. È partita infatti una sperimentazione per ridurre le liste d’attesa sanitarie, basata su un sistema di notifiche e messaggistica automatica: ogni cittadino riceve un promemoria con data e ora della visita e può confermare o rinunciare. In caso di mancata risposta, l’appuntamento viene immediatamente riassegnato a un altro paziente in attesa. «È un modo semplice ma efficace per evitare disdette e vuoti — spiega Matta — e per rimettere in circolo visite che altrimenti andrebbero perse. Se funziona, potrà essere esportato anche in altre Asl sarde».
Parallelamente proseguono i lavori per il nuovo ospedale di San Gavino, che dovrebbe essere completato entro la fine del 2026. «L’obiettivo — racconta Matta — è realizzare una struttura moderna, con sale operatorie di alto livello e tecnologie d’avanguardia, in grado di attrarre medici e specialisti. Sarà un polo sanitario strategico non solo per il Campidano, ma per tutta la Sardegna centrale».
Il progetto prevede anche il riutilizzo del vecchio ospedale, che sarà trasformato in Casa di comunità per la riabilitazione e la continuità assistenziale. «Il nuovo modello prevede che il paziente, una volta stabilizzato, possa proseguire la cura nel vecchio presidio prima di tornare a casa o essere inserito in una struttura. In questo modo si evita il rischio di ricoveri ripetuti e si accompagna la persona fino al pieno recupero», precisa il consigliere.
Nel frattempo si lavora a un’altra idea: la creazione di mini pronto soccorso territoriali nelle Case della salute di Villacidro, Sanluri, Guspini e Serramanna. «Sono ancora ipotesi di lavoro — chiarisce Matta — ma l’obiettivo è chiaro: alleggerire i pronto soccorso principali e restituire ai territori una medicina di prossimità. Strutture capaci di gestire i casi minori, con radiografie, ecografie e personale dedicato, per lasciare ai reparti centrali la gestione delle emergenze vere».
Dietro ogni passo, dice, c’è un metodo: partire dai problemi concreti e trovare soluzioni praticabili. «Non stiamo inventando nulla — conclude — ma stiamo cercando di far funzionare ciò che per troppo tempo è rimasto fermo. Le persone non chiedono promesse: chiedono risposte. E se un sistema sperimentale funziona, deve diventare la norma, non l’eccezione».