
La maggior parte dei corpi idrici superficiali in stato ecologico elevato ricade nel distretto della Sardegna ed è costituita in prevalenza da acque marino-costiere (44%) e di transizione (10%). Le maggiori percentuali di fiumi in stato o potenziale ecologico buono si registrano sempre in Sardegna (76% dei corpi idrici fluviali del distretto); seguono i distretti delle Alpi Orientali e dell’Appennino Centrale (per entrambi, 43%). Lo rivela il Rapporto ISPRA “Lo stato delle acque in Italia – verso il 4° ciclo di gestione”, che fotografa lo stato dei corpi idrici nazionali ai fini del raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale. In Italia, su un totale di oltre 7.700 corpi idrici superficiali (fiumi, laghi, acque marino-costiere e di transizione), il 43,6% si trova in stato o potenziale ecologico buono o superiore, mentre poco più del 75% è in stato chimico buono. Per le acque sotterranee, su un totale di 1.007 corpi idrici, quasi l’80% è in stato quantitativo buono, mentre il 70% è in stato chimico buono. I corpi idrici superficiali e sotterranei in stato sconosciuto sono diminuiti notevolmente rispetto al secondo ciclo di gestione della Direttiva Quadro sulle Acque. Sono attese entro il 2027 ulteriori progressi nel raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale previsti dalla Direttiva per i corpi idrici superficiali e sotterranei. Per lo stato ecologico, il sistema di classificazione della DQA prevede cinque classi — elevato, buono, sufficiente, scarso e cattivo — ciascuna delle quali rappresenta l’entità delle alterazioni provocate dalle attività antropiche sugli ecosistemi, in particolare sugli elementi di qualità biologica (EQB).


