
Oltre 128 mila famiglie sarde vivono in condizioni di povertà relativa, con un incremento significativo rispetto al 2023. È la fotografia scattata dal XX Rapporto regionale su povertà ed esclusione sociale diffuso oggi dalla Caritas Sardegna, che evidenzia un peggioramento del quadro socio-economico e un aumento delle disuguaglianze.
Nel corso dell’ultimo anno più di 10.400 persone si sono rivolte ai 78 centri di ascolto dell’isola: la metà di esse nella diocesi di Cagliari, che rimane il territorio con il maggior numero di segnalazioni e interventi. Tra i nuclei familiari assistiti, cresce il peso delle donne, dei disoccupati e dei lavoratori precari, ma aumenta anche la presenza di anziani soli e genitori separati.
Il rapporto sottolinea come la crisi dei redditi, l’inflazione e l’aumento dei costi abitativi stiano spingendo verso la marginalità fasce sociali finora considerate “stabili”. Sempre più famiglie, pur avendo un lavoro, non riescono a sostenere spese ordinarie come affitti, bollette o servizi scolastici.
Caritas denuncia inoltre la fragilità del sistema di welfare locale e la scarsità di risposte strutturali, soprattutto nelle aree interne, dove i servizi sociali e sanitari restano insufficienti. Il numero di richieste di sostegno alimentare e di aiuti per l’abitare è tornato ai livelli dell’emergenza pandemica.
La diocesi di Cagliari, attraverso la rete dei centri parrocchiali, ha intensificato gli interventi di prossimità e avviato nuovi progetti di reinserimento lavorativo in collaborazione con imprese e terzo settore. In aumento anche le attività di orientamento psicologico e formativo, destinate in particolare ai giovani senza occupazione.
Il dossier invita le istituzioni regionali a un impegno coordinato contro la povertà, con politiche di lungo periodo su casa, lavoro e inclusione. “Non bastano più gli interventi emergenziali – evidenzia la Caritas – serve una strategia condivisa che restituisca dignità e autonomia a chi oggi vive nell’incertezza quotidiana”.


