
Il recente articolo pubblicato su Dataroom dalla giornalista Milena Gabanelli, pur affidando la propria tesi al sostegno dei numeri, sembra allontanarsene nel momento in cui non li inquadra nello spirito della nuova remunerazione. Nell’inchiesta si fa riferimento, infatti, al prezzo finale di un farmaco quando viene posato sul bancone di una farmacia e lo si mette in rapporto con quello dello stesso bene nel momento in cui esce dalla casa produttrice. Gabanelli non considera tutto ciò che avviene nel percorso tra il primo e il secondo momento. Ed è questo il punto: tra l’industria del farmaco e il cittadino c’è la farmacia.
Senza addentrarci nell’abito dei numeri, (lo fa egregiamente la smentita ufficiale di Federfarma
https://www.federfarmanews.it/news/4169/quando-un-numero-racconta-una-storia-sbagliata-commento-federfarma-su-remunerazione-farmacie.html)
a noi interessa spiegare proprio cosa c’è dietro il farmaco al banco e scansare il rischio di uno scandalo che non esiste. Come evidenziato anche dalla professoressa Erika Mallarini di Bocconi nel suo articolo
“Oltre il prezzo del farmaco: considerazioni metodologiche sulla nuova remunerazione delle farmacie convenzionate” pubblicato qualche giorno fa, il Servizio sanitario nazionale non remunera soltanto il prodotto farmaceutico, ma l’insieme delle attività necessarie per garantire al cittadino sicurezza, continuità assistenziale e accessibilità del servizio. L’approvvigionamento, la conservazione dei farmaci, la tracciabilità, la gestione delle prescrizioni e l’attività professionale del farmacista sono tutti elementi che fanno parte della dispensazione e che hanno costi indipendenti dal prezzo industriale del medicinale. Per questa ragione, soprattutto nel caso di farmaci dal costo molto basso, non è economicamente corretto limitarsi a confrontare il prezzo di produzione con il rimborso finale sostenuto dal sistema sanitario.
Si tratta infatti di grandezze diverse, che includono funzioni e servizi differenti. Peraltro, la riforma della remunerazione italiana va nella stessa direzione di quella europea, dove diversi Paesi hanno progressivamente superato un modello basato soltanto sul margine commerciale del farmaco, introducendo sistemi che valorizzano anche l’attività professionale e i servizi erogati dalle farmacie convenzionate sul territorio . Il tema dei costi non può essere pertanto scollegato da quello dei servizi, della qualità, della professionalità degli stessi.
Per portare il farmaco, secondo il teorema Gabanelli in un paese interno della Sardegna con scarsi collegamenti l’alternativa alle farmacie sarebbe forse solo il corriere di Amazon. Ma la vita delle persone e la salute sono qualcosa di più prezioso e più complesso di una fredda dataroom. La Sanità è fatta di persone, che non vivono soltanto nelle metropoli.
Come sarà il futuro dell’attività delle farmacie convenzionate della Sardegna e di tutto il territorio italiano?
In linea con le scelte compiute a livello nazionale, la Sardegna sta per stipulare con la Regione una nuova convenzione relativa alla farmacia dei servizi. Nei giorni scorsi Federfarma ha pubblicato i dati regionali, che restituiscono una percezione concreta del ruolo svolto dai presidi territoriali sia in chiave preventiva sia nella fase successiva alla presa in carico del paziente da parte del SSN. Sono dati relativi all’attività della Telemedicina svolta in farmacia (ECG, Holter cardiaco , Holter pressorio e Spirometria) oltre che all’attività sanitarie (vaccini , tamponi, autoanalisi)
Se in passato la farmacia ha di fatto svolto quasi un compito suppletivo rispetto alla progressiva desertificazione sanitaria dei territori, dopo le politiche di austerità, oggi, dopo la pandemia, essa diventa parte integrante di una riespansione del servizio sanitario, fondamentale per rendere i servizi più capillari e calibrati sui bisogni di tutti i sardi.
Se la direzione presa anche dalla giunta Todde è destinare gli ospedali alla gestione dei pazienti acuti e delle emergenze, è necessario rafforzare la sanità nel territorio. Che vuol dire medicina generale incardinata nel sistema delle case di comunità previste dal PNRR. E vuol dire anche che le farmacie saranno uno dei perni di questo meccanismo virtuoso, soprattutto nei territori dove il divario insulare è aggravato dalla carenza infrastrutturale. Ma questo Gabanelli non lo sa. E se lo sa lo ignora fermando lo sguardo soltanto sui numeri. (red)