
C’è un’Italia che raccoglie firme e un’altra che guarda. La prima è fatta di persone che si organizzano, montano banchetti, affrontano la pioggia. La seconda è quella dei partiti, che da mesi restano fermi, incapaci di sostenere una legge che parla di giustizia e dignità. La Legge Zuncheddu nasce dentro questo scarto: un’iniziativa popolare che riempie un vuoto lasciato dalla politica.
“Questa legge doveva farla il Parlamento – dice Irene Testa, garante dei detenuti della Sardegna – ma nessuno si è mosso. E allora abbiamo dovuto pensarci noi.”
La voce è ferma, non rassegnata. Da mesi coordina una rete di volontari che attraversa l’isola con i moduli in mano. Ogni firma richiede tempo, spiegazioni, autenticazioni. Eppure la risposta c’è. “La Sardegna si sta muovendo. C’è una generosità enorme, ma servono ancora firme, e servono persone che ci aiutino a raccoglierle.”


