Sanità privata, il giornalista influencer Guerrini attacca il segretario Silvio Lai

Botta e risposta su un conflitto di interessi nelle ore in cui Todde sceglie i manager. Ma è una coincidenza
Mario Guerrini

Guerrini attacca e Silvio Lai, senza manco citarlo, gli risponde. Nella bufera sanitaria che ha visto prima la cacciata dell’assessore Bartolazzi per decisione politica della presidente e poi dei commissari delle aziende sanitarie per sentenza della Corte Costituzionale il clima si avvelena ancora di più. La causa: un post del non più giovane cronista Mario Guerrini, attento osservatore della presidente Todde, che diventa occasione per una lettura non amichevole dell’operato del segretario regionale Pd. Tutto a causa di un suo precedente incarico presso una struttura sanitaria privata, convenzionata con la Regione. Lai non ci sta e con un lungo post su Facebook respinge le accuse al mittente e si ripropone di esaminare in altre sedi i contenuti circolati sui social. “Voglio stroncare sul nascere possibili polemiche – scrive – provocate da un post che accosta in modo improprio la mia attività professionale a ruoli politici.” Lai ricostruisce il proprio percorso spiegando di aver svolto prevalentemente attività manageriale, anche in ambito sanitario, sempre sospesa durante gli incarichi istituzionali. Dal febbraio 2019 al gennaio 2024 ha ricoperto il ruolo di direttore generale di una struttura sanitaria convenzionata con il Servizio sanitario regionale, incarico interrotto mesi prima della sua elezione a segretario del PD Sardegna, non appena emersa la possibilità di un impegno politico. “Il management – sottolinea – è la mia professione e ne sono orgoglioso, così come sono orgoglioso di aver sempre sospeso il lavoro quando ho ricoperto incarichi pubblici.” Nel mirino delle polemiche anche alcune convenzioni citate nei post, in particolare con l’AOU di Sassari. Lai chiarisce che si tratta di servizi regolarmente pagati e svolti in contesti emergenziali, come durante la pandemia Covid, quando le strutture private accreditate fornirono supporto integrativo al sistema pubblico.

"Danno reputazionale"

Il segretario dem chiude con un passaggio dai toni determinati: “Da politico posso accettare l’esposizione pubblica, purché lecita. Ma esporre soggetti privati a possibili danni reputazionali è ben più grave.” E avverte: se aziende o persone dovessero subire conseguenze per questi accostamenti, le responsabilità ricadrebbero su chi ha diffuso le accuse. Un metodo che Lai definisce “pericoloso”, evocando pratiche di delegittimazione che nulla hanno a che vedere con il confronto politico democratico.

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